Colpito d'apoplessia ai 26 di maggio del 1830, dopo venticinque giorni di malattia morí ai 21 del giugno seguente.

Desiderio Giuseppe[66]. — Non abbiamo precise notizie sulla nascita del Desiderio; sappiamo solo, che, adolescente, fu chiuso nel seminario di S. Agata in Sant'Agata dei Goti e, presi gli ordini superiori se ne venne in Napoli. Quivi, all'università, ebbe diploma di diritto civile e canonico, e, promosso al vescovado monsignor Pezzuoli lo volle seco come maestro nel patrio seminario. Fu subito promosso canonico e, nel 1814 primicerio cantore e poco dopo arcidiacono. Rinunziò al vescovado a Napoli ed a Roma; nel 1820 fu deputato fra i preti. Morí il 1º settembre del 1836, in patria.

Donato Tommaso.[67] — Nel 1793 fu ufficiale maggiore nelle poste di Basilicata e di Melfi, e quando il governo rivoluzionario sei anni dopo lo chiamava direttore generale di quelle di Napoli, si dimise. Uscí di Napoli e visse in Toscana e quindi a Marsiglia.

Quivi fondò una casa di commercio, la quale durò solo quattro anni per le comunicazioni interrotte con la Sicilia dagli inglesi che l'avevano occupata.

Recossi allora a Parigi ove fu ammirato dagli artisti dai quali ottenne ogni suffragio per le estese conoscenze che mostrò in fatto di pittura. Tornato in patria, gli si affidò il segretariato della camera di commercio novellamente istituita. Dopo qualchetempo, durante il regno di Murat, il duca di Gallo, ministro degli affari esteri, lo chiamò a sé dandogli il carico dei consolati e del commercio.

Nel 1816 fu creato direttore del porto franco di Messina e nel 1843 gli onori ed il soldo di amministratore delle dogane.

Morí in patria, ai 12 d'ottobre 1844.

Fantacone Giovan Carlo. — Nel 1775 nacque in Roccaguglielma; fu educato in Napoli nel collegio di Caravaggio [Barnabiti] e si dedicò al fôro.

Ritornato nella sua patria fu piú volte eletto a consigliere provinciale ed a deputato delle opere pubbliche. Era uno dei piú ricchi proprietari di Terra di Lavoro.

Filippis (de) Carlo. — Nato in Serino nel 15 maggio 1773, fu educato nelle umane lettere da Ignazio Falconieri, morto sulle forche del 1799[68].