Ai 14 novembre 1830, scacciato di Toscana, riparò in Francia col figlio Alessandro, mentre la moglie rimpatriava. Visitò l'Inghilterra e dopo 13 anni di esilio Ferdinando II gli permetteva il ritorno ai 28 ottobre 1833, ripigliando fervorosamente l'avvocheria.

Morí ai 15 d'agosto 1843, dopo un anno di languore e di sofferenza.

Perugini Pietro Paolo. — Di anni 48, nativo di S. Lorenzo Minore, nel distretto di Piedimonte. Si applicò alla medicina. Esiliato in Francia, nel 1799 tornò nella patria in grazia della pace di Firenze. Appartenne alla legione della sua provincia ove pervenne, di grado in grado, a maggiore. Egli era agiato proprietario ed esercitò le funzioni di consigliere distrettuale e provinciale. Socio corrispondente dell'accademia di Terra di Lavoro, della Cosentina e del reale Istituto d'Incoraggiamento di Napoli. Pubblicò nel 1819 una memoria sulle acque minerali di Telese.

Piccolellis Ottavio. — Nacque in San Nicola la Strada ai 4 di giugno 1786 e si ascrisse volontario alle guardie di onore nel 1806. Nello stesso anno fu tolto a tenente nel secondo reggimento dei cacciatori a cavallo; indi a capitano delle cennate guardie d'onore, nel quale grado fu inviato nel 1812 alla campagna di Russia. Nella sera del 6 dicembre, rimasto Napoleone in mezzo ad una boscaglia, intirizziti i suoi aiutanti di campo dal freddo, morti i vetturali, il de Piccolellis, che era al seguito, lo salvò menandolo a Vilna. Nel 1813 prese parte alla campagna di Germania. Distinto nelle tre famose giornate di Lipsia del 14, 16 e 18 ottobre, ricevé sul campo di battaglia la Legion d'onore dalle mani di Bonaparte e l'Ordine delle Due Sicilie da Gioacchino Murat.

Elevato da questi al grado di maggiore nel 4º reggimento cavalleggieri intervenne in Italia ai fatti d'arme di Reggio e del Taro.

Nel 1815 fu nominato tenente colonnello nel reggimento di cavalleria Principe.

Pelliccia Alessio. — Ebbe in Napoli i natali nel 1744. Educato nelle filosofiche discipline dall'abate Genovesi e nelle ecclesiastiche dal vescovo Giuseppe Rossi, diessi a coltivare, in preferenza degli altri, gli studi della diplomatica, ed ogni maniera di archeologiche dottrine. Innalzato al sacerdozio, dopo aver data prova dei suoi talenti e di sue cognizioni con due pubblici esperimenti l'uno in etica e l'altro in dritto canonico, fu chiamato a reggere nel 1781 la cattedra di antichità ecclesiastica nella reale Università di Napoli. Avido di conoscere le patrie memorie, visitò i grandi archivi del regno, ove raccolse grande messe di notizie preziose. Nel 1812 fu eletto professore di diplomatica e nello stesso anno a provicario generale della chiesa e diocesi di Napoli; poscia presidente del giurí di esame nella commissione dell'istruzione pubblica, carica che occupò sino alla fine del decennio.

Istituita una commissione per sovraintendere agli archivi, Pelliccia fu tra i membri di essa.

Si debbono a lui le seguenti opere:

Dissertazione della disciplina della chiesa intorno alla preghiera pubblica pel sovrano, Napoli, 1760 (tradotta in tedesco nel 1760 per ordine dell'imperatrice Maria Teresa e stampato a Vienna; e recata in latino dall'autore medesimo, Napoli, 1789).