Origine e vicende della proprietà dalla discesa dei Longobardi (queste due ultime opere sono inedite).
Romeo Santi[82]. — Nacque in Messina il di 25 febbraio 1775. Suo padre Domenico professò medicina, ed ebbe nome di felice e sagace interprete della natura. Giovane ancora, Santi ascoltò le lezioni paterne con l'alacrità che muove gli spiriti cui sprona vivo genio e nascente amore di sapere. Compiutamente istrutto nelle scienze che concernono direttamente l'arte di curare le malattie, o servono a quella di aiuto e sostegno, venne in Napoli, città in quei dí fiorentissima nelle mediche discipline e udí Cotugno e lo sventurato Cirillo, ed ebbe particolare dimestichezza con Antonio Sementini, splendidissimo lume dell'Università nostra.
Reduce in patria, fu troppo presto salutato erede dell'ingegno e del nome paterno.
Jenner aveva dato al genere umano l'antidoto contro la peste vaiuolosa. A vincere l'ostinata renitenza di gran numero di madri contro quella pratica salutare, Santi tradusse le ricerche storiche e mediche di Huxon sulla vaccina nelle quali aggiunse doti teoriche, che comparò con belle e giudiziose osservazioni, le quali accrebbero i pregi della versione in tal maniera divenuta originale. La peste di Malta richiamò Romeo da quella specie di inerzia, in cui cade lo scienziato quando si consacra di soverchio all'esercizio della pratica. Le sue Ricerche sopra grave questione, se la peste bubbonica possa comunicarsi ai bruti come agli uomini, parvero spargere nuova luce sopra difficile soggetto, intorno al quale la medicina era ancora fanciulla. Malgrado la guerra che era allora di ostacolo ad ogni maniera di commercio, le Ricerche in quella occasione pubblicate vennero altamente commendate in tutte le opere di medicina.
Ottennero fortuna anche maggiore i suoi pensieri intorno alla febbre micidiale che nel 1817 visitò tutta l'Italia e che non infierí meno nel grande ospedale di Messina.
Obbligato dallo stato di salute ad allontanarsi per qualche tempo dalla patria, visitò le principali università della penisola, e si conciliò l'amicizia di tutti i professori italiani che visitò.
Nelle sue peregrinazioni scrisse utili ma semplici istruzioni per le genti di campagna della Sicilia, ad oggetto di prevenire i guasti che a quei giorni di là dal faro facea una feroce epizoozia.
Poco dopo aggiunse una dotta nota sulle fumigazioni solforose, le quali aveva nella sua dimora in Napoli sperimentato sommamente proficue sotto la cura del chiarissimo cavaliere Assalini.
Parecchie altre sue scritture date a stampa, o concernono l'utilità pubblica o tendono a campare i creduli dalle facili imposture dei falsi medici. Appartengono a questa classe la sua Relazione sull'ipocondria di un tal Lamaestra, ed un suo secondo ragionamento sullo stesso soggetto edito dal Nobili.
Fu professore di medicina nel ginnasio di Messina, medico di quel grande ospedale civico e consultore fisico della deputazione di salute.