I deputati, sospettosi d'un tranello, discesero dalla regia nave abbastanza male ed il malumore s'estese subito in tutta la capitale.

Fu allora che re Ferdinando scrisse la lettera e fu pubblicato il rapporto che riproduco:

FERDINANDO I ECC. ECC.

Ai miei fedeli deputati del Parlamento.

Ho con infinito dolore dell'animo mio appreso che non tutti han riguardato sotto un aspetto la mia risoluzione a voi comunicata in data di ieri, 7 del corrente.

Ad oggetto di dileguare ogni equivoco, dichiaro che non ho mai pensato di violare la Costituzione giurata; ma siccome nel mio real decreto dei 7 luglio, riserbai alla rappresentanza nazionale il potere di proporre delle modificazioni che essa avrebbe giudicato necessarie, alla Costituzione di Spagna, cosí ho creduto e credo che la mia intervenzione al congresso di Laybach potesse essere utile agli interessi della patria, onde far gradire anche alle potenze estere progetti tali di modificazioni che, senza nulla detrarre ai diritti della nazione, respingessero ogni cagione di guerra; bene inteso che in ogni caso, non potesse essere accettata alcuna modificazione che non fosse consentita dalla Nazione e da me.

Dichiaro inoltre, che, nel dirigermi al Parlamento, intesi ed intendo di conformarmi all'art. 172, § 2, della Costituzione.

E, finalmente, dichiaro che non ho inteso d'insinuare la sospensione (durante la mia assenza) degli atti di governo legislativo, ma di quelli solamente che riguardano le modificazioni della Costituzione.

Napoli, 8 dicembre 1820.

FERDINANDO