Nel maggio del 1814 tornò in Napoli, dopo ripetute e vivacissime insistenze di re Murat[83]. Fu nominato capo-battaglione dello stato maggiore dell'esercito e direttore del gabinetto topografico per la morte di Rizzi-Zannoni[84]. Nel 1815 fu promosso colonnello di stato maggiore.
Creato deputato supplente, rimpiazzò il Bausan. Fu anche socio ordinario dell'Accademia delle scienze, della Società reale di Napoli e della Pontaniana.
Vivacqua Francesco. — Nacque in Tarsia e si addisse all'avvocheria. Asceso di poi alla magistratura, fu giudice di gran Corte criminale, segretario della Corte di cassazione, e quindi procuratore generale in Catanzaro.
Nel 1820 fu deputato. Socio dell'accademia Cosentina, vi lesse parecchie disquisizioni e discorsi di apertura che si fecero apprezzare per erudizione e per acume giudizioso.
Destituito, spogliato di ogni pubblico ufficio, dopo i moti del 1820, visse privatamente in patria, dove morí nel 1851.
PARTE TERZA LA FINE DEL PARLAMENTO.
PARTE III
I due documenti che seguono sono riprodotti da due foglietti volanti. Riguardano la partenza del Re per Lubiana. Ferdinando B. imbarcato a Napoli, sostò, a causa del pessimo tempo di mare, a Pozzuoli, dove — ornato l'abito della coccarda dei carbonari — ricevette la commissione del Parlamento con queste parole:
— Era inutile incomodarvi, con questo tempo, di venire fin qui!
E la rassicurò intorno alle buone intenzioni sue e del suocero.