Le paterne intenzioni del Re, mio augusto genitore, vengono ad essere pienamente rischiarate con le ultime sue manifestazioni fattemi in data de' 19 corrente da Firenze e recatemi dal generale Fardella. Io credo non solo glorioso per Sua Maestà che utile a rassicurare tutti gli animi, il farle note, trascrivendole letteralmente:
«Figlio carissimo,
«Ho ricevute le lettere delle quali è stato da voi incaricato il generale Fardella. Dal contenuto delle vostre del 13 corrente rilevo col massimo dolore quanto voi mi esponete sullo stato in cui attualmente si trovano i miei amati sudditi. I ragionamenti che mi fate par che vogliono indicar me per causa de' mali della guerra, che affliggono il mio regno.
«È per l'appunto per evitar questi mali che io mi sono adoperato, e che vi scrissi la lettera del 28 gennaio da Lubiana, alla quale disgraziatamente nessuna attenzione si è fatta. Le ostilità non provocate sono state commesse dalle nostre truppe, e ciò su d'un territorio neutrale e ad onta fin anche del mio proclama del 23 febbraio.
«L'armata dei miei augusti alleati veniva come amica; i sovrani lo avevano dichiarato. Io avevo esplicitamente annunziato le loro e le mie intenzioni. A chi si devono attribuire i disastri? Chi ne ha la colpa?
«Le potenze alleate ed io abbiamo fatto di tutto per porre in veduta le circostanze infelici alle quali venivano esposti i miei popoli. Abbiamo offerto il modo di evitarle ed abbiamo fatto conoscere, che il bene ed il vantaggio del mio regno esigevano che la ragione dettasse l'immediata cessazione di tutto ciò che costà si era innovato. Ma con mio sommo cordoglio ho veduto che sordi alle voci magnanime dell'augusto Congresso, ed a quello dell'animo mio paterno, una cieca ostinazione ha presentato la resistenza la piú inutile e la piú fatale a quanto si è suggerito per la salvezza e pel vero interesse dello Stato.
«Che si dia una volta ascolto alle voci sincere d'un padre affettuoso. Tale sono sempre stato, e tale mi troveranno sempre gli amatissimi miei sudditi. Si abbiano presenti le mie esortazioni, i desiderii ed i voti che vi ho espressi.
«La mia lettera da Lubiana ed il mio proclama contengono tutto ciò che può e deve servire di norma ad una condotta che reclamano gli interessi del regno, i voti dei buoni e quelli che io non cesso di formare per la tranquillità dei miei Stati.
«Son sicuro, carissimo figlio, che contribuirete dal canto vostro, perché si pervenga all'ottenimento di ciò che non può essere disgiunto dai vostri serii ed ardenti desiderii. Teneramente vi abbraccio, vi benedico e sono il vostro
«Firenze, 19 marzo 1821.