E intanto Cosimo de' Medici, di quella famiglia di popolani mercanti il cui nome entra nella storia tra le prepotenze di parte Nera nel 1301 con un assassinio, Cosimo, il più ricco uomo d'Italia e il più liberale, padroneggiava Firenze; e attorno a sè, per amor di dottrina e arte di governo, raccoglieva uomini di lettere e codici, e, conversando coi greci, ideava l'accademia platonica. Lo studio fiorentino avea lettori e ordinamenti compiuti; la città si adornava di edifici e di opere stupende; il danaro affluiva; la Signoria stessa si rinnovava di fogge e di suppellettili il corteggio e il Palazzo. Onde Piero, dopo la morte del padre suo che fu titolato padre della patria, potè meglio sentirsi e assumere sembianza di principe; e come principi fece educare nei costumi e nelle lettere i figli Lorenzo e Giuliano. Quando nel 1469 morì, il primogenito non titubò a pigliarsi la cura dello Stato; e Firenze ebbe, e nel bene e nel male, i giorni che già Atene con Pericle. La libera città de' mercanti artisti perdeva nel fatto, se non di nome, le istituzioni repubblicane; in ricambio non buono, acquistava gli splendori della corte medicea e dell'umanesimo.
II.
Ormai è chiaro in che modo il quindicenne Ambrogini potesse lamentarsi della sua miseria in distici garbati; ci è chiaro anche in che modo potè, indi a poco, rompere la malignità della sorte. La protezione che quel povero messer Benedetto aveva chiesta invano a Piero de' Medici, fu dal figlio dell'invocato protettore conceduta al figlio dell'assassinato, non tanto forse per la pietà dei casi suoi quanto per la stima dell'ingegno e della dottrina. Lorenzo aveva sei anni soli più dell'Ambrogini, e comuni con lui gli studii, del pari che alcune qualità della mente; pregato egli giovine poeta da un poeta giovine, che lo salutava e si diceva tutto suo, s'intende che subito ricambiasse il saluto e l'offerta con benevolenza di signore e cortesia di confratello. Che mai chiedeva in distici latini il minore al confratello magnifico? Prima di tutto un paio di scarpe, chè i diti dei piedi gli si affacciavano dalla rotta prigione alla vista del cielo, e un vestito, fosse pure usato, che non mostrasse le corde e peggio, come quello che lo faceva schernire da' beceri. Delle scarpe non so; il vestito venne; e tali furono, in versi che mi spiace dover guastare, i ringraziamenti:
Ben io volea più volte ne' carmi renderti grazie,
Lorenzo, o gloria prima de' tempi tuoi;
sì che invocai la Musa Calliope con lunghe preghiere,
ed ella venne, e avea seco l'arguta lira.
Venne; ma come addosso mi vide le splendide vesti,
subito volse a dietro l'isbigottito piede,
chè ravvisar la Dea non seppe sì bello il poeta: