Se la parte scolastica e scientifica della Divina Commedia ci apparisce un po' come natura morta, tutta la parte umana e poetica è immortalmente giovine e viva: perchè la scienza è progressiva, e perciò ha sempre un valore relativo, — ma la Poesia (la vera Poesia) è assoluta, e perciò inalterabile. Copernico offusca Tolomeo, Cuvier eclissa Buffon, Darwin eclissa Lamarke, — ma Dante non scema d'un raggio l'aureola sfolgorante d'Omero — nè Shakespeare attenua di un grado la gloria sovrana di Eschilo. Nè tutti gli splendori del Rinascimento, dal Petrarca all'Ariosto, nè tutta la grande poesia moderna da Goethe al Leopardi, offusca minimamente la gloria trascendentale della Divina Commedia.

VI.

Il Savonarola è una grande anima, e un vero poeta — ma è più gran poeta in molte sue prediche, che nelle vere e proprie Poesie. Nonostante, anche in queste, benchè scorrette, neglette di forma, circola un'aura, un soffio potente, come un'eco ancor calda delle sue ardenti perorazioni, delle sue tragiche visioni, delle sue formidabili apostrofi: ma talvolta, e non di rado, vi son note semplici, fresche, quasi festose, come in questi versi sul Natale, che sembran preludere nella loro ingenuità ai due inni immortali del Milton e del Manzoni.

Venite, Angeli santi.

E venite suonando;

Venite tutti quanti

Gesù Cristo laudando,

E gloria cantando

Con dolce melodia;

Ecco il Messia — ecco il Messia