Gli uomini vanno sì pazzi per la divinazione, che quando non trovano persone che predicano per arte il futuro, si creano la buona o mala ventura dalle cose fortuite che li circondano, o da esseri invisibili: la prima arte è la gettatura creduta ancora dal popolo in varie parti d'Italia e specialmente a Napoli, e intorno alla quale si sono stampati grossi volumi a conforto dei curiosi. Credono adunque alcuni, che certi uomini abbiano il potere di dare la buona o mala sorte, ne temono l'incontro, o studiano ogni modo per rimediare al loro malevolo influsso. Come li conoscano non è facile determinarlo, perchè molte volte ha parte la simpatìa e l'antipatìa: ne sono poi segni in alcuni il cappello a tese rialzate o a tre punte, in altri fibbie larghissime alle scarpe, in chi gli occhiali armati non di metallo, ma di osso, in chi la condizione, l'abito, la divisa. Quindi i creduli per farsi schermo al loro sinistro influsso, portano al collo, nelle dita, ai ciondoli degli orologi, mille minuterìe e talismani, e appena avvisano di vedere qualche gettatore, li toccano, li mettono in movimento a propria difesa; ed ove questi mancano, corrono colle mani a certe parti del corpo. Non vi ha azione nella vita che non sia computata nella gettatura; regole perchè non sia fatale non ne mancano, ma non accade ripeterle per non aggiungere alla noja del passato capitolo
VII. Il Malarbetto.
Quante volte dal popolo d'Italia o di Francia non si ode maledire e invocare nel primo paese il Malarbetto, nel secondo la Malebête? non è parola a caso perchè nei popoli non si hanno senza motivo, non dirò credenze ed usi, ma fino le espressioni. Volete conoscere il Malarbetto? è un mostro scappato dall'averno che corre le contrade di notte, e porta la malavventura a quelli che incontra, sovente la morte al prossimo giorno, e propriamente si chiama Malabestio. Questa opinione era viva nel popolo di Tolosa, ed anche fra di noi in alcune campagne si teme questo fantasma notturno, sicchè i fanciulli, sentendo rumore o il fragore di qualche cocchio, credono che giunga. Sebbene tolta questa opinione in altri luoghi, resta ancora l'abbreviatura del nome siccome esclamazione d'impazienza o di ammirazione: in Lombardia suona sovente fra le grazie della lingua milanese il Malarbetto.
CAPO VI. AZIONI E POTENZA DEI MAGHI E DELLE STREGHE.
Dopo tanti sussidj i maghi doveano esser tenuti potenti sopra la terra: essi davano salute e sventura, creavano ricchezze, fabbriche, facevano tremare i grandi, indemoniati gli uomini ed irrequieti i morti. Imitando gli storici che adducono pergamene e cronache, rechiamo noi pure i documenti giustificativi. Sono tutti cavati da libri stampati da Delancre, Leloyer, Lenglet, Gabriella, ecc., dunque devono avere autenticità presso quelli che vogliono credervi.
I. Elisir di lunga vita.
Gli Dei avevano il nettare e l'ambrosia, i maghi e le streghe l'elisir di lunga vita. È un liquore rosso o bianco, portentoso come il cerotto di Dulcamara, e nel quale Trevisan diceva filtrata la pietra filosofale.
Le streghe l'avevano siccome beveraggio potente: guarisce tutti i mali e prolunga la vita finchè piace, e quando un tisico abbia appena un po' di polmone, basta per conservarglielo sempre. Ma questo è poco; cambia il rame, il piombo, il ferro, e tutti i metalli in oro più puro di quello delle miniere. Peccato che non lo possedano quei poveri diavoli che si consacrano alle lettere! non sarebbero costretti a fare degli almanacchi.
La strana ricetta dell'elisir di lunga vita si ebbe a gran ventura perchè la palesò un vecchio contadino calabrese a un ammiraglio di Carlo V, il quale il dimandò come fosse in sì grande età e robusto. Si fece popolare, si usò da molti, e si narrarono meraviglie come del Leroi e dell'omeopatismo. Guarì un conte alemanno, il marchese di Brandeburgo e la duchessa di Friburgo dopo lunghi anni di malattia. Però ora si crede di poco utile, se ne è inventato invece uno migliore almeno per l'apparenza, e si vende dai profumieri: esso consiste in acque per tingere i capelli, in essenza per ammorbidire le carni, in parrucche: se non allungano la vita, allungano alquanto l'illusione di averla migliore.
Anche il balsamo universale era un elisir che valeva a tutti i mali. Un alchimista di Besançon vendeva questo balsamo, ma siccome si osò dubitare delle sue virtù, costui si tagliava le mani, la testa più volte, e se le rappiccava col balsamo: diceva esser pronto a farne l'esperimento con altre persone; si presentarono alla prova tre Savojardi, tagliò loro la testa e le mani, trasse loro gli intestini, e rimise tutto a posto. Però la seconda volta volle per maggior prodigio aspettare alla dimane ad aggiustarli: portò i laceri corpi a casa, ma per sciagura un gatto rubò ad uno la mano, e un cane mangiò gli intestini dell'altro; ma lo stregone da bravo, sostituì le busecchie di un porcello, e la mano di un impiccato, e ritornò in vita i Savojardi.