In fatti un tessitore Brossier, sul declinare del secolo XVI, sapendogli assai male il lavoro, pensò con tre sue figlie di correre la Francia, e facendole vedere come indemoniate, commuovere la compassione e vuotare la borsa dei pietosi. Fra queste, Marta, sapea più destramente d'ogni altra fingersi attratta, contraffarsi in forme diverse, e corrispondere alle prove che si facevano sopra di lei; insomma adoperava in tal modo che ognuno la credeva posseduta da un demonio, ma di tanta malignità, che non era riuscito a scacciarlo nessuna forza di esorcismi; eppure ne aveva avuti assai, perchè in ogni città domandava le benedizioni, e le otteneva con abbondanti elemosine.

Il vescovo d'Orleans però che non si lasciava prendere dall'altrui malizia, volle smascherarla. Incominciò dall'invitare Marta a pranzo, e le fece ministrare, senza ch'ella se ne avvedesse, dell'acqua benedetta, ed ella la bevè senza che lo spirito ne facesse motto; e invece, allorchè si recò l'aspersorio bagnato in acqua non benedetta, ella cominciò a concitarsi e si fece tutta attratta. Il prelato prese il libro degli esorcismi, e facendo vista di leggere, recitava in voce alta i primi versi dell'Eneide, e Marta sentendo il latino si rotolava sul suolo, rispondea parole latine, e facea sentire che lo spirito l'affliggesse. Allora il vescovo, allontanata ogni persona, gravemente la rimproverò di questa impostura, e ammonitone il padre perchè più oltre non seguisse, minacciando di appalesare la loro impudenza, li licenziò.

Ma Brossier, che traeva buon guadagno da quella commedia, non curò quella minaccia e quel consiglio, e condotta Marta a Parigi dimandò l'esorcismo in santa Genueffa, e persuase ad ognuno che la cattivella aveva in petto un demone de' più possenti. Ne corse la novella per la città, tutti traevano a vederla, e il vescovo fece visitare l'indemoniata a sette medici; e questi, essendo a controversia fra loro sulla condizione di lei, il prelato ordinò che al primo aprile 1599 venisse esorcizzata dal padre Serafino che allora era in credito di molta santità.

Quando Marta fu all'altare e vide principiare la cerimonia, contorse gli occhi, allungò la lingua fuori dalle labbra, e quando sentì più forte lo scongiuro, si rotolò dalla tribuna fino alla porta della chiesa. Allora Marescotto, uno dei medici presenti, che di mal umore s'ingojava quella menzogna, corre presso alla donna, e presala alla gola, le ordina di fermarsi; ella subitamente atterrita, arresta; ma destramente, per non iscoprirsi, adduce che il demonio l'ha in quello istante abbandonata; il vescovo e i medici partono ed ella rinnova la commedia.

Costei rispondeva in greco, in latino alle domande che facevansi al suo spirito; e mosse tal rumore che persuase sì gli animi della propria sciagura, che già lamentavasi forte di un recente rescritto del re contro gli esorcismi, e la bisogna andò sì innanzi che convenne incarcerare Marta e suo padre. Fuggì però anche quel travaglio e andò a Roma, sperando di far maggior profitto nel suo mestiere, ma palesata l'impostura dall'ambasciatore di Enrico IV, morì povera in un ospizio di carità.

Luigia Maillat viveva nel 1598 tutta melanconica; la si sospettò di fatturamento. Fu esposta innanzi a una chiesa, si fecero imprecazioni, e dàlli, e grida, si scoprì da alcuni che aveva in corpo nient'altro che cinque spiriti, e tutti col lor nome, cioè: lupo, cane, gatto, grazioso, griffone, e faceano conversazione in tutte le lingue con que' che li parlavano. Infine madamigella vomitò due pillole grosse come un pugno, una rossa e l'altra nera, poi altre tre: erano i diavoli, che andavano vaghi, vaghi vicino al fuoco, e scomparivano, e tutti questi spiriti la povera Luigia li aveva ingojati in un frusto di pane che le aveva dato Francesco Secretail.

Una signora di Londra, restata sola, divenne melanconica, se le contorsero le mani, se le fece la voce rauca: fu giudicata indemoniata: lo spirito che non voleva rispondere fu costretto coll'esorcismo; confessò che l'aveva fatturata un priore, e sull'asserzione della pazza, il pover'uomo fu preso ed abbruciato come mago. È facile accorgersi che lo stregamento si propaga quasi sempre per pestilenza; nel 1566 vi ebbero trenta fanciulli indemoniati, e a Roma divennero tali in una notte trenta figlie, nè si poterono liberare per due anni; Cardano osò dubitare che fosse causa di questi guai la mal'aria, e Delancre disse che questo dubbio era empio.

Quando più non v'ebbe lo stregamento vennero le convulsioni, che si moltiplicano anch'esse come i folletti: in un ospedale tutte le giovani avevano le convulsioni: non v'era rimedio: Boherave lo ha trovato. Fece porre in mezzo alla sala un braciere di carboni ardenti, e arroventativi entro alcuni ferri, chiamò uomini con tanaglie, e disse, che appena venivano le convulsioni tastassero le persone delle malate con que' ferri; le convulsioni non apparvero.