Don Gaifero sta seduto
là nel palazzo real;
sta seduto al tavoliere,[5]
dilettandosi a giocar.
Già teneva in mano i dadi,
già gli andava per gittar,
quando à un tratto ecco lo zio,
che lo prende a rampognar:

“Tu, Gaifero, sei da questo;
tu sei buono i dadi a trar;
ma non mica a salvar dame,
né coi Mori ad armeggiar.
La tua donna è in man de' Mori,
né la vai pure a cercar:
se d'altr'uomo fosse moglie,
non sarebbe là a penar.„

Non avea finito, e i dadi
don Gaifero fa volar:
e se il luogo e la persona
era men da rispettar,
tavoliere e tavolino
lo vedevi sfracassar.
Egli al vecchio don Roldano
tale alfin risposta dà:

“La cercai sett'anni, sette,
senza poterla incontrar;
quattro per la terra ferma
e tre altri per lo mar:
varcai monti e valli, senza
mai dormire né posar:
era il sangue mia bevanda,
carne cruda il mio mangiar:
sanguinavano i miei piedi
dal continuo camminar:
mi passarono i sett'anni
senza poterla incontrar.
Or io sento che a Sansonha[6]
l'hanno vista a dolorar;
ma senz'armi né cavallo,
come posso irla a trovar?
Al cugino mio Montesino[7]
gli ho dovuti in presto dar,
quando là nell'Ungheria
se ne andava a tornear:
e perciò molto vi prego,
né sia vano il mio pregar,
l'armi vostre ed il cavallo
mi vogliate voi prestar.„

“Già sett'anni son trascorsi
(non dovestili contar)
da che presa è Melisendra,
e non fa che lacrimar.
E ti vidi sempre in arme,
e cavalli ammaestrar:
or che sei rimasto senza,
la vorresti ire a cercar.
Le mie armi non ti presto,
ch'io senz'armi non vo' star;
né il cavallo ben avvezzo,
ch'e' non abbiasi a guastar.„

“Mio buon zio, se le vostr'armi
v'ostinate a dinegar,
la mia donna prigioniera
come posso ire a cercar?„

“In San Giovan Laterano
ho giurato su l'altar
di negar l'armi a qualunque
me le avesse ad infamar.„

Don Gaifero, che ciò sente,
alla spada mette man:
dalla rabbia par che gli occhi
fuor gli debbano schizzar.

“Ben io veggo, o don Roldano,
ben io veggo, in verità,
quanto amor voi mi portate,
se vi fa cosí parlar.
Fate c'altri me le dica,
ch'io ne 'l possa ripagar,
queste cose: in gola a voi
non le voglio ricacciar.„
Tosto accorse don Guarino,[8]
che ammiraglio era del mar;
Durandarte ed Oliviero
pur li corsero a fermar;
e con loro dodici altri
ch'ivi a sorte si trovàr.
Ma pacato don Roldano
non fu tardo a replicar:

“Ben è chiaro, o mio nepote;
ben a tutti chiaro appar;
dalla troppa giovinezza
è dipeso il tuo mancar.
Don Gaifero, chi piú t'ama,
quegli t'ha da castigar;
s'eri tu mal cavaliere,
io tenevo altro parlar.
Ma ti so bravo, e ti dico:
presto in armi e in sella; va'!
pronti sono al piacer tuo
l'armatura ed il caval;
ed io stesso, don Gaifero,
io ti voglio accompagnar.„