“Grazie: solo debbo andarvi;
solo, o zio, la vo' cercar:
l'armi vengano e 'l cavallo,
ch'io mi voglio incamminar:
del codardo a me, nessuno,
vivaddio, potrà mai dar!„

Don Roldano la sua spada
ecco al giovine donar:

“Poi che solo brami andarvi,
questa t'ha da accompagnar:
generoso è il mio cavallo;
violenza non gli far:
piú che sprone vuol la briglia;
te ne puoi, credi, fidar.„

Or mirate don Gaifero
come va di buon andar:
va per terre di cristiani,
e tra i Mori appresso va:
ne va tristo e pensieroso,
e fa tutto un sospirar:
“Melisendra mia dai Mori
come posso liberar?„

Alle porte è di Sansonha,
ma non sa come vi entrar:
mentre pur bada e s'angustia,
te le vede spalancar.
Esce il re nella pianura
con sua gente a sollazzar;
tutti in abito da festa,
tutti allegri a cavalcar.
Don Gaifero un po' si scosta;
indi affrettasi ad entrar,
e si abbatte in un cristiano
schiavo intento a lavorar.

“Iddio t'abbia in guardia, o schiavo,
e ti renda a libertà:
dimmi, prego, in questa terra
hai sentito mentovar
certa dama di tua fede,
certa dama d'alto affar,
che andò presa qui tra' Mori,
e non fa che lacrimar?„

“Cavaliere, Iddio sia teco
e ti guardi da ogni mal,
e altra sorte a me conceda,
c'ora è tutto un tribolar.
Ai segnali che mi dài,
ben io possoti affermar
che la dama onde tu cerchi,
là in Palazzo deve star.
Prendi quella via diritta
che al real castello va,
e vedrai cristiane molte
ai balconi a folleggiar.„

Ei la via diritta prende
che al palazzo capo fa,
e girati gli occhi in alto,
Melisendra vede star
appoggiata a una finestra,
e in un triste meditar
tanto assorta, che non sente
l'altre intorno sollazzar.
Ecco allora innanzi e indietro
don Gaifero a passeggiar.

“Oh che amabil cavaliere!
che garbato cavalcar!„

“Meglio che giocare a dama,
qui co' Mori a battagliar!„