Nel dolore l'uomo impara a soffrire, e nelle prosperitá apprende ad esserne grato a Dio.

Chi nel dolore ha bona sofferenza,
vera prudenza — regna in tale core
ed in prosperitate canoscenza
che tal sentenza — vegna dal Signore.
Di tali si pò dir fòr di temenza,
a mia parvenza, — ch'è per lor migliore
ciò che avène, bon over doglienza:
e chi ben pensa — no i' parrá errore.
Che se piacere avèn lor, hanne gioia
e de la noia — dánsi pace 'ntera:
und' han lumera — e fuggon maggior pene.
Ma quei, ch'orgoglio e baldanz' hano croia,
e volno moia — umilitate vera,
la lor mainera — contrar'è di bene.

II

1.

A Bacciarone di messer Bacone

Perché il peccato sia piú amato che fare e dire il bene.

Aldendo dire l'altèro valore,
che 'n vostro core — regna a compimento,
distringemi d'averne acontamento
per dicimento — o per altro labore.

E conoscenza aggio che 'n me fiore
no è lo core — d'aver ciò talento;
ma volontá mi dona movimento
ch'apparimento — faccia all'alto fiore.
Unde dimando vo': — Perché 'l peccato
è piò amato — che 'l ben fare o dire,
poiché di gir — savemo a perdizione? —
E ciò credo sia senza questione,
qual è cagione — che ciascun, ch'è nato,
par ch'obbriato — aggia 'l sommo Sire.

2.

Risposta di Bacciarone

Il peccato è amato piú del bene a causa dell'abitudine, che è piú forte della natura e della ragione.