Tua scritta intesi bene lo tinore:
conoscitore — bon sarei contento
esser di ciò che fu tuo piacimento
dimandamento — farmi del follore,
che 'n dei piú regna d'esser facitore
contr' al signore, — non hano spavento:
parlo 'n comuno d'esto marrimento,
no ched eo sento, — di ciò guardatore.
Unde rispondo a te c'hai dimandato:
— Saggio se' nato, — se ben sai finire,
là u' 'l fallire — e il ben fa locagione.
Usanza vince natur' e ragione,
perché fellone — fa 'l malvagio usato
'om ordinato — pur a ben seguire. —


X
LOTTO DI SER DATO

I

Loda la bellezza e la virtú della sua donna e le chiede scusa se non sa celebrarla come essa merita.

Fior di beltá e d'ogni cosa bona,
sí forte lo mio cor immaginat'ha
l'alte vertú che fan dimora e stata
in de la vostr'onorata persona,
che ardente mi dona 5
desiderio a farne mostramento,
senn' e conoscimento
quando obbrío e seguo volontate.
E certo in veritate
so nente dir poriane a simiglianza 10
ver' che grand'abondanza
in voi soggiorno fanno e per ragione.
Tanta bellezza manten lo suo viso
con sí lucente chiaritá innaurato,
che la sua cèra par d'angel provato. 15
No è donna né om' sí fermo assiso
a ovrar, che deviso
nond'aggia sua 'ntenzion per riguardare

u' sente ch'ell'appare:
tanto i' simiglia nobel creatura. 20
Tutt'altra sua fattura,
di che parlarsi pote onestamente,
è sí addorna e gente,
non vi si porea apponer mancagione.
Lo parlar e l'andar e 'l far dimora 25
e li atti e li costumi e i reggimenti
umili son, cortesi e sí piacenti
e di tanta onestá fan covertora:
non guarderá un'ora,
né punto in parte o' senta gente sia. 30
Quando passa per via,
la ruga per miraglio al viso porta;
se saluta li è porta,
soavemente la rende, e ispande
per u' passa sí grande 35
odor, non si porea dir per sermone.
Di senno tanto assiso ha 'l suo coraggio
con canoscenza e con valore intero,
con cortesia e con fin pregio altero,
alcun om' nonde poteria far saggio; 40
perché d'uman lignaggio
non sembra sia, ma d'angelicale,
e tant'è bontá e tale,
e sí sottil lo suo intendiment'have;
nulla cos'è sí grave 45
ad apprender, no l'apprenda 'l suo core:
d'ogni cosa 'l Signore
onora e serve senza falligione.
A voi, madonna, cui fior conto e chiamo,
mercé dimando che 'l vostro perdono 50
concediate, se 'l meo dir no è bono,
a me che via piú molto che me amo.
Lo senno ch'ebbe Adamo,
conosco ben non poteria fornire,

volendo tutte dire 55
le virtú ch'han vostro core fornito.
Però molt'ho fallito
a cominciar, poi non so far finita;
ma par che mi dia vita
che 'l saggio conta a voglia operazione. 60
Fior d'ogni ben, com'è conto di sovra,
poi v'addorna di tante vertú Deo,
che tutt'altre passate, al parer meo,
pietá aggiate che per me il s'approva
e mettetela in ovra 65
ver' me, che tuttor so stato gecchito
di voi seguir, né quito
di voi cred'esser mai, vivo né morto.
Unde 'l vostro conforto
dimando che spandiate sovra mene, 70
che alcun altro bene
non m'ha savor per nessuna cagione.

II

Si lamenta della sua infelice vita e soprattutto di essere abbandonato dalle persone piú care.

De la fera infertá e angosciosa
radicata in diverse e forte pene,
la qual dentro e dintorn' al meo cor sento,
cura tal voi' pigliar per dilettosa,
qual fa lo 'nfermo, quando 'l gran mal mene, 5
che si compiange del suo sentimento,
e par ch'alleggiamento
alcun li sia, ed eo simil voi' fare;
le doglie dimostrare,
ch'eo soffero con grande compagnia, 10
in compianto vorria,

sí che, per gran pietá, chi ha potenza
di darne guerigion, vegna in voglienza.
Savem de certo ched alcuna cosa
tanto gentil nostro Signor non fene 15
quanto l'omo, né sí siali piacimento,
che poi l'ee fatto, fuli sí amoroso,
che li dé libertá di male e bene,
operar, quanto vole a suo talento.
E sí nond'è contento. 20
Noi sottoposti ci convene stare,
veder, né operare
cosa potem che diletto ne sia,
né avem signoria
di parlar a nessun che conoscenza 25
aggia con noi, e ciò n'è gran doglienza.
Ed anco maggior doglia e piú gravosa
aggiam che non di sovra si contene.
Conforto aremmo a ciò trapassamento;
ma, sperando d'aver nova gioiosa, 30
la contrara di gioia adesso vene
tal ch'al cor par voglia dar lungiamento:
tant'ha confondimento,
che contenti seremmo al trapassare,
anzi che dimorare 35
in esta vita sí crudele e ria,
non fusse che tal via
saven' nostr'alme terrèn ch'a perdenza
girèno senz'aver giammai redenza.
Piú greve pena assai e dolorosa 40
haven', ciò sono este fere catene,
che altra, und'io fatt'aggia mostramento;
ch'ell'è tanto crudele e sí noiosa,
che, se consolazion nulla ci vene,
tosto da noi li fa far partimento, 45
e lo grande tormento,
ch'haven' tuttor, ci fa rinovellare,

la noi' multiplicare,
ch'al corpo darci nullo non poria,
e a l'alma bailia 50
ha tolto: ché del mal far penitenza
non pònno aver, ben c'è gran cordoglienza.
E siam sotto signoria sí spietosa,
che giá nulla pietá di lor non vene
for' con di gente d'altro intendimento: 55
s'alcun l'avesse in cor, mostrar non l'osa;
ma quell'è leal detto che mantene
suo dire e opra a nostro increscimento.
Molto piò spiacimento
aven che lingua non porea contare, 60
e vedenci fallare
parenti, amici e mettere 'n obría.
Est'è la malatia,
di che fatt'ho compianto: gran fallenza
fan quei che 'n ciò potrèno dar guirenza. 65
A Pisa, meo lamento,
nostri tormenti deggi divisare:
per volere acquistare
e mantenere onore e signoria
aven' tal cortesia. 70
Consiglio ben chi di servirla ha 'ntenza,
guardisi non cadere a tal perdenza.