v. 35: «né 'n versi». Cosí in V: L non ha l'«'n», dopo il «né».

v. 37: «in fallo». V ha «ispallo» e L «isfallo»; ma credo che sia indispensabile la mia correzione. Il p. vuol dire: Chi s'innamora senza essere riamato («in fallo», «a vuoto»), ho udito dai saggi che si trova assai male.

v. 40: «rifallo». Cosí in L: V ha «a rio fallo». Forse vuol dire che l'esperienza del male rifá chi ha buon senso?

v. 43: «chi quivi serra». Cosí in L: V «chi vi serra».

v. 44: «chi saglie». Cosí in L: V «s'elgli».

v. 54: «ne dan d'amor». Congetturo che, pel senso, cosí si debba leggere, e non «vedran da lor lo saggio», com'è in L, o «vedran d'Amor lo sagio», com'è in V.

v. 60: «Non crea a vista né ad atto». V ed L hanno «né a matto»; ma l'assai facile correzione è suggerita dal senso.

v. 72: «abocco». Cosí in V: L ha «attoccho».

III
PANUCCIO DEL BAGNO

Non fu egli dei Bagni di San Giuliano presso Pisa, come qualcuno ha creduto; ma d'una famiglia Del Bagno di Pisa. Infatti trovo che Rainerius de Balneo pel novembre e il decembre del 1297 è anziano a Pisa (v., nella Chronica antiqua conventus Sanctae Catharinae de Pisis, ed. da F. Bonaini, nell'Arch. stor. ital., 1ª serie, t. VI, il Breve vetus seu Chronica antianorum civitatis Pisarum ab an. Dominicae Incarnationis MCCLXXXIX ad an. MCCCCIX). Pei mesi di novembre e dicembre del 1305 è fra gli anziani Puccius de Balneo (ivi).