Canzone II, v. 7: «com'este». Cosí in V: L ha «como ad esser».

v. 26: «roma». Cosí credo debba leggersi l'«aroma» di V: L ha al v. 26 «ruma», come al v. 29 «a Ruma». Ma è assai difficile capire che cosa abbia voluto dire il p. con la parola «roma», suggeritagli probabilmente dalla rima: forse «romana»?

v. 39: «e saglie». V «salsi»: ricavo la forma da me adottata da L che pure ha «saglisce».

v. 60: «ch'a ciascun». Cosí in V: L «che ciascun».

II
LEONARDO DEL GUALLACCA

Diresse il suo serventese a Gallo, servendosi dello stesso schema metrico usato dal suo amico e delle stesse rime.

Anche per questa poesia (che è in L e in V) riproduco la cit. ediz. del Monaci, correggendola in qualche parte.

v. 1: «lasso». V «a nasso»; ma va conservato «lasso» di L, perché è anche nel v. 1 della canzone di Gallo.

v. 4: «l'asso». È noto che nel giuoco della zara o dei dadi si faceva un tiro infelice, quando si gettava l'asso.

v. 9: «Daviso». Sta per «David» per tirannia della rima. Il ricordo di Salomone, e soprattutto il v. 10: «lo profeta piagente», fanno congetturare che qui si debba intendere il «daviso» di L e V per «Daviso».