NOTA
Un'edizione critica dei rimatori che cantarono a Pisa nel secolo XIII sotto l'influsso guittoniano, non è stata finora tentata. Il lavoro, a dir vero, non era tale da invogliare; giacché, senza dire che le rime di quei rozzissimi poeti ci sono state tramandate in forma assai malsicura da pochissimi codici, e spessissimo dal solo Laurenziano-Rediano 9 (L), l'oscuritá regna siffattamente nei loro noiosi componimenti, che volere intender sempre il loro «dittato forte» è impresa disperata. Ciò valga a far perdonare le deficienze della presente edizione, la quale, senza alcuna pretensione di criticitá, vuol dare semplicemente un testo, quale lo stato odierno degli studi permette di esibire.
I
GALLO O GALLETTO
Un Gallus iudex Agnelli notò il Gaspary (St. d. letter. ital., I, 423) fra gli ambasciatori pisani al concilio di Lione nel 1275 (cfr. Muratori, RR. II. SS., XXIV, 682). In un documento pisano del 17 e 19 giugno 1282 sono ricordati la podesteria di Volterra di Gerardo d'Isacco pisano «et iudicatus Galli Agnelli de Pisis» (Regestum Volaterranum dello Schneider, Regesta chartarum Italiae, p. 302, n. 896). E finalmente troviamo nel gennaio 1288 una provvisione fatta «a domino Gallo Angnelli» e da altri anziani di Pisa (Bonaini, Statuti pisani, I, 692). Si tratta forse del nostro rimatore.
Riproduco per le due canzoni l'edizione del Monaci, Crestomazia dei primi secoli, con lievi modifiche d'indole grafica. La canzone I è in L e in V (Vaticano 3793).
Canzone I, v. 4: «s'inavanza». Correggo cosí il «s'avansa» di L, per la misura del verso.
v. 31: «Cicilía». L ha «seccelía». Seguo V, che ha la forma «Cicilía», corrotta in L.
v. 40: «aulía». Cosí in V: L ha «auliva».