Sonetto XIX. È in L.

v. 11: «avverso». L «abbersa». Intendo tutta la strofe cosí: Ché non solo donna né uomo («converso») abbia core stanco di pensare e fare ciò per cui è perduto il bene, sicché ogni uomo leale può dire: — Non abbranco virtú, anzi il contrario («il male») — ...

Sonetto XX. È soltanto in V.

v. 11: «me tenuto tuo». Cosí deve correggersi V, che ha «me tenuto in suo agio il parere». Il senso allora è chiaro: E aggio tenuto me in tuo parere, cioè ho seguito la tua volontà.

v. 12: «cosa». L «certa», che non darebbe alcun senso.

Sonetto XXI. Anch'esso in V. È, come dicevano gli antichi, un «sonetto equivoco repetito», cioè ha le rime con le stesse voci (perciò «equivoco»); ma con significato diverso e ripetute al principio de' versi (perciò «repetito»). È difficilissimo ad intendersi.

Il ms. veramente lo reca in questa forma:

Amor sa il mio volere miso di non falla giammai non
\ / \
sovra \
/ \ \
Che sua virtú da me sia punto sí forte lo parere \
divizo
E l'alma avinta ognora se posoo e da me non mai punto e /
\ / /
sovro /
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tucco non com elli e tanto da me astenne saetta
Et quella amore in me che tanta ed onne virtú non sol di
\ / \
porto parte
/ \ /
in che pensando benenenza sentir di lei me donne
da cui non mai lei tanto
/ \
regna
\ /
di ben di sé vero in cui

Sonetto XXII. È soltanto in V.

v. 10: «corro». V «curo».