Canzone IV, v. 18: «allegresse». Qui mantengo l'ortografia propria dell'antico dialetto pisano, per la rima con «avesse».

v. 51: «odito». P ha «odite».

v. 61: «intendenza». Non «intendanza», com'è in P, perché mancherebbe la rima con «benvoglienza».

Sonetto V. È in L. È un sonetto artificiosissimo per la doppia rimalmezzo che è in tutti i versi. Anche qui, a causa della rima, ho mantenuto le forme ortografiche pisane «bellessa», «adornessa», ecc.

v. 11. Verso assai difficile a intendersi. Pare voglia dire: Che vi trova meravigliosissimi («permirata») tutti i sentimenti («ogna sens'ha») che vi pensa («che i pensa»).

VII
BACCIARONE DI MESSER BACONE

Anche di questo rimatore ben poco sappiamo. Fu amico di fra Guittone, che gli diresse una delle sue lettere, confortandolo a mostrarsi prode a vantaggio della sua patria. Quale fu l'occasione per la quale l'aretino cercò di stimolare a forti opere di guerra l'amico pisano? Dice fra Guittone: «Segondo la parvissima caritate, umanitate e bonitate mia, compassione di vostra passione presi; e non solo giá voi, ma pisani tutti compatiti e doluti ho quasi aretini, amore che porto essi me distringendo» (Lettere, ediz. Bottari, p. 70). Egli dunque compiange gli amici pisani per qualche grave sventura pubblica. Poiché altrove abbiamo veduto Panuccio lamentarsi dello sgoverno dei ghibellini in Pisa nel 1285, mi pare assai probabile che a quei fatti si riferisca la lettera di Guittone. Il quale, in un altro passo della lettera, dice a Bacciarone che, tornato in patria, ben poteva provvedere con l'opera sua al bene di essa: «Tornando a casa vostra nell'agio vostro, buono parvo for magno sembrerá voi, e quasi soavissimo affanno grave, al buono parvo presente, ed al mal grande sovvenendo bene» (ivi, p. 71). A quale opera poteva il guelfo rimatore d'Arezzo stimolare il signore pisano e i suoi compagni, se non a quella d'osteggiare la prepotenza ghibellina? A questi stessi fatti mi par certo che si riferisca la canzone III. Le rime di Bacciarone sono solamente in L.

Canzone I, v. 16: «loro e i loro e 'l loro»: cioè danneggiando essi e i loro seguaci e i loro averi.

v. 52: «conducía». Cosí deve essere per la rima col seguente «obbría»; non «conducea», come ha L.

v. 96: «per potersi». Mi pare che il senso richieda che cosí si corregga il «poterm'» di L.