V. Rossi, in Giornale storico della letter. ital., XLIX [1907], 373-383;
K. Vossler, in Literaturblatt für germ. und rom. Philologie, XXVIII [1907], 290-4.
[4] Osservò giá il Rossi, Gior. st. d. letter. it. cit., XLIX, 374 e n. I, che questo rimatore non è da ritenere come notaio: nei documenti egli è costantemente e unicamente designato come «iudex».
[5] Il prof. A. Zenatti cortesemente mi comunica che questo rimatore deve proprio chiamarsi «Bonodito», come giá noi congetturammo: cfr. I Rimatori lucch., p. XXXVII. Egli ne fornirá la prova.
[6] Cfr. I Rim. lucch., pp. LXXIII-IV.
[7] Cfr. pure Rossi in Gior. stor. cit., XLIX, 377 e Zaccagnini in Rass. crit. cit., XI, 37.
[8] Gior. stor. cit., XLIX, 378. Cfr. pure Wiese in Archiv cit., CXVII, 214.
[9] Il Wiese, Archiv cit., CXVII, 214, dubita anche della paternitá dei due sonetti «Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi» (n. XVII) e «Con sicurtá dirò po' ch'i' son vosso» (n. XVIII); ma non adduce alcuna prova che confermi il suo dubbio. Lo stesso dicasi del Tommasini-Mattiucci, Bonagiunta Orbicciani nel canto XXIV del Purgatorio, Cittá di Castello, 1911, p. 20, n. 2: cfr. pure, per il son. XVII, Vossler in Literaturblatt cit., XXVIII, 291. E allora? Il loro valore nella produzione poetica di Bonagiunta fu rilevato nel nostro saggio, Sulla cronologia e sul valore delle rime di B. O. da Lucca, Messina, 1902, pp. 39-40. A tal proposito è massimamente prezioso il son. XVII «Gli vostri occhi»; per quanto anche il n. XVIII «Con sicurtá», pur dopo la nuova interpretazione, possa sempre offrire un appoggio alla nostra tesi. La quale, sia detto di passaggio, ha trovato un deciso avversario nel Tommasini-Mattiucci, Bonagiunta Orbicciani cit. Ma ad altri (vedili ricordati quivi stesso, pp. 28-9) non è parsa poi del tutto cosí ardita da doversi senz'altro metter da parte.
[10] A. Fr. Massèra, Una ballata sconosciuta di Bonagiunta Orbicciani, in Rass. bibl. cit., XIV, 210 sgg. I vv. 11, 13, 23, 62, come settenari, apparrebbero veramente allontanarsi dallo schema metrico proposto: a5 a6 a6 x7; a7 b8 a7 b8; c6 c5 c6 x7. Ma è da notare che i vv. 11 e 62 comincian per vocale, e interviene pertanto un'elisione con la finale del v. pr. Nel v. 13, sintatticamente, è possibile anche la soppressione del se con cui comincia, se pure non è, come nel v. 23, una di quelle apparenti anomalie metriche, che la musica faceva scomparire, di cui non mancano esempi: cfr. A. Fr. Massèra, Il serventese romagnolo del 1277, in Archivio st. ital., 1914, disp. 1ª, p. 10, n. 1 dell'estr.
[11] I Rim. lucch., cit., p. LXXVIII.