III
Sebbene ferito, tacerá, perché cosí spera di vincere la durezza della donna sua.
Feruto sono e chi di me è ferente
guardi che non m'alcida al disferare,
ch'i' ho veduto perir molta gente,
no nel ferire, ma nel ferro trare.
Però feruto, voglio istar tacente,
portar lo ferro per poter campare,
ché per sofrenza diviene om vincente,
ch'ogna cosa si vince per durare.
Però chero mercé a voi, mia spera,
dolce mia donna e tutto mi' conforto,
non disferate mia mortal feruta.
Mercé, per Deo, non vi placia ch'i' pèra,
per soferenza tosto aspetto porto:
per lunga pena 'l mi' cor non si muta.
IV
Chi ha la fortuna favorevole non si rallegri troppo.
Qual omo è su la rota per ventura
non si ralegri perché sia inalzato,
ché, quanto piò si mostra chiara e pura,
alor si gira ed hallo disbasato.
E nullo prato ha sí fresca verdura,
che gli suoi fiori non cangino istato;
e questo saccio ch'avien per natura:
piú grave cade chi piú è montato.
No se dev'omo troppo ralegrare
di gran grandeza né tener ispene,
ché gli è gran doglia alegressa fallire.
Anzi si deve molto umiliare,
non far soperchio perch'agia gran bene,
ché ogna monte a valle dé' venire.
V
Non basta cominciare bene: perseverare bisogna.
Omo, ch'è sagio ne lo cominciare,
molto gran bene ne gli può seguire;
acciò che saccia ben perseverare,
chi ben comincia dovria ben fenire.
Non vale incominciar senza durare,
né guadagnare sanza ritenire:
agio veduto om molt'aquistare
in poco tempo tutto impoverire.
Per me lo dico, a cui è dovenuto
ch'agio perduto, per ma' ritenere,
quel ch'aquistai in picolo termíno.
Lasso taupin, non val se son pentuto;
chi vòl durare dé' misura avere
e atenenza di bon senno e fino.