Anche dal punto di vista della metrica, questa edizione si trova avvantaggiata[18]. Dopo lo studio del Parodi, è indubitato il trionfo della rima siciliana di fronte alla cosí detta rima impropria: l'accolgo, quindi, nei casi, in cui egli ebbe giá ad indicarla per i nostri rimatori[19]. Solo nei due son. VIII, 11-14 «inamora: criatora» e XVIII, 10-13 «sono: alcono», la forma con «o» mi sembra preferibile (cd. «criatura» e «alcuno») perché l'«u» in «o» ha l'appoggio di un altro testo lucchese[20]: «alcono» è inoltre forma guittonesca[21] e, per conseguenza, possibilissima in Bonagiunta. Per la stessa ragione, in c. XI «misora» 31 e «vertode» 33[22]. Se non che, fino a che ulteriori studi non ci avran meglio chiariti sulle abitudini metriche degli antichi rimatori, sará prudente ed opportuno non spingersi piú oltre. Ché si corre il rischio di giudicare della metrica del sec. XIII — per necessitá di cose imperfetta — secondo criteri affatto moderni[23].

In altra parte di questo volume sono esposte le norme relative alla grafia adottata[24]. Con tutto ciò qualche incongruenza resta. Minuzie. Senza dubbio! Ma il far diversamente avrebbe richiesto una serie di piccole ricerche, a cui non era qui il caso di sottoporsi. Quello che importa è che niente è stato toccato, che possa in qualche maniera aver relazione col dialetto di questi rimatori o trovi una qualche rispondenza nella realtà fonica toscana.

Poche aggiunte, e d'importanza minima, debbo fare alla bibliografia.

Codici.

a) Vaticano 4823. Per quanto ci riguarda, non è che tarda copia (sec. XVI) del Vat. 3793[25]. Contiene: di Bonagiunta c. IV (129v), V (129r), VI (128r), VIII (127v), IX (284r), X (124v); disc. I (125v), II (126v); son. I (401r), XI (342r), XII (342r) XIII, 2 (400v), XIV, 2 (401r) — di Fredi c. I (106v) — di Dotto Reali son. I (6r)[26].

b) Chigiano L. IV, 131: di vario tempo e di varie mani[27]. La maggior parte dei componimenti che contiene deriva dal Pal. 418[28]. Tali sono: di Bonagiunta c. IV (p. 85), V (p. 120), VI (p. 90), IX (p. 102); disc. I (p. 115); ball. I (p. 81), III (p. 15), IV (p. 35). I due son. I (p. 839) e IV (p. 849)[29] invece si trovano in quella sezione, sulla cui provenienza si discute[30]. Essi certo non derivano dalla raccolta di rime antiche pubblicate dal Corbinelli in fine de «La bella mano»; la collazione da me istituita permette di affermare la strettissima relazione di questo testo con quello del Mediceo-Laurenziano pl. XC inf. 37[31]. Sí che l'ignoranza di questo cd. nessun danno produsse alla primitiva costituzione della lezione dei due sonetti.

Stampe.

α) V. Nannucci, Manuale della letteratura del primo secolo della lingua italiana, Firenze, 1843, I, 187 sgg. Contiene di Bonagiunta c. VI e XI; ball. II; son. III, IV, VIII[32].

β) H. Knobloch, Die Streitgedichte im Provenzalischen und Altfranzösischen, Breslau, 1886. Contiene il son. di Bartolomeo «Vostro saver provato m'è mistieri» (p. 68).

γ) B. Wiese, Altitalienisches Elementarbuch, Heidelberg, 1904. Contiene di Bonagiunta c. X (p. 208).