Carlo. — Io... ti guardo...

Agnese (atterrita dall'aspetto di lui e buttando il ricamo sullo scrittoio). — Carlo! Ma che cosa avvenne? Che si fa nell'officina? Faustini? Ah! io lo leggo sul tuo volto; tutto è perduto!

Carlo. — No... faccio anzi un affare eccellente...

Agnese. — E la tua invenzione?

Carlo. — Non ne ha bisogno; ne hanno inventata un'altra quasi eguale... Oggi s'inventa tutti!... Ma l'affare è buono: egli corbella un pochino me ed io moltissimo lui... Che scrupoli! Chi non inganna non guadagna.

Agnese. — Tu mi fai paura: perchè tu possa parlare così dinanzi a tuo figlio, bisogna che una grande sventura ti abbia colpito. Ma se l'hai già venduta, qui non resta a far nulla. Se puoi ancora salvarti, se la mia dote può esserti utile, so che ne posso disporre, ritorniamo subito in città, vieni...

Carlo. — A che?

Agnese. — A che? Ed è un uomo del tuo carattere che me lo chiede?

Carlo. — Non lo sono più... Tutto è finito per me!

Agnese. — Ma questo pensiero è un delitto!