Anna (fuori di sè dal dolore). — Dividermi da mia figlia, non vederla mai più? Piuttosto mille volte la morte!
Egisto. — Ma neanche una, sorella! Sono più vecchio di te; ma di morire, per quanto ce ne sia l'uso, non ne ho punto voglia..... piuttosto faccio anch'io l'Italia! Andiamo ad impedire che quei matti partano. Finchè si trattava di Belmonte, si era sempre in Toscana..... ma Marsiglia? No; sono dei Vespucci, ma non per scoprire altro... Oh! gli operai adesso! Non ci mancherebbe altro che volessero far ballare anche te... Andiamo subito... ma con dignità... senza dar a vedere che si ha paura... (esce rapidamente dalla destra con Anna al braccio)
SCENA VIII.
MARTINO, ORESTE, CENCIO, GENNARO, AMBROGIO e gli altri operai di Valori, dal fondo.
Oreste. — Nessuna vergogna: siamo qui per ripigliare il lavoro.
Cencio. — E poi mi pare ci sia poco da ragionare: la cassa della società non ha più un cavurrino, il magazzino cooperativo non ha più una libbra di riso a darci, le famiglie quel po' di sparagno, se l'han fatto, se lo sono mangiato, dunque!...
Ambr. — Dunque, maledetto lo sciopero!
Genn. — La colpa è tutta di Bobi..... che possa essere acciso!
SCENA IX.
BOBI dal fondo. Detti.