Egisto. — A Marsiglia? Fino a Marsiglia?
Agnese. — Sì, perchè i Richard, che credono all'intelligenza di Carlo, gli offrono una onorevole e lucrosa posizione. Voi non ci credete? Rimanete! Io che ci credo, l'accompagno. (va a ripigliare il portafoglio che lasciò sullo scrittoio, per andarsene)
Anna. — Agnese, questo è troppo!
Egisto. — Mi vuoi vedere a piangere? Dillo che mi vuoi vedere a piangere!
Agnese. — Tu piangi? Ma che cos'è il tuo dolore a petto del suo? Ha perduto l'officina, gli hanno rubato la sua invenzione, e a capo di questa infernale congiura sta quel Faustini cui tu impresti il capitale che avrebbe potuto salvarlo! E lui parla di piangere perchè la sua Agnese, la sua bambola, se ne va, perchè le sue abitudini di ozioso e di egoista stanno per essere troncate, mica per altro!
Egisto. — Agnese! tu bestemmi: vada per ozioso; ma io non ho amore per te? Io sono un egoista?
Agnese. — Se il tuo fosse vero amore, avrebbe sentito la necessità del sacrifizio, e non si contenterebbe di questo tuo pianto puerile e sterile. (via dalla destra)
Egisto. — Puerile a me! E anche sterile!
Anna (piangendo). — Ma è possibile che mia figlia ci calunnii tutti e due a questo modo?
Egisto. — No, sorella, che non ci calunnia!... Ha ragione, sterili tutti e due! E ha ragione anche Carlo, perchè, se lo vogliono gli stranieri, bisogna confessare che noi soli non lo abbiamo saputo stimare, poichè, da buoni italiani, invece di aiutarlo, gli abbiamo fatto la guerra!..... Ma ora come se n'esce?