Tutti gli operai. — Fuori!
Bobi. — No, no, è meglio qui... Avrò torto... ho torto... e sono opinioni politiche!
Mart. — Zitto e non ridere, sai, o ti cambio il muso! Chiedi perdono al padrone; ad Oreste del cattivo esempio; a Cencio per il poco rispetto ai suoi capelli bianchi... Ora guarda quella porta, ringrazia che ci sono le signore, e... gira l'Italia! (Bobi fugge dal fondo impaurito; gli operai vorrebbero seguirlo minacciosi)
Franc. — No, no; portiamo piuttosto il cavaliere Egisto in trionfo!
Egisto (che in questo frattempo è stato abbracciato con effusione di affetto da Agnese e da Carlo). — Siete matti?... Voi mi prendete per un Mecenate, per un uomo che butta i suoi quattrini in un momento di espansione; e io vi dico che vi sbagliate. Io non ho fatto altro che questo: ho capito che se affido il capitale a Carlo che ha l'intelligenza, e voi che siete il lavoro ci date la mano, la nostra industria risorge sicura... Rompete quest'armonia: il capitale scappa, la miseria arriva, e l'intelligenza italiana va ad arricchire lo straniero. La capite la morale?
Franc. (alzando in aria il cappello, con forza agli operai). — Al lavoro!
Egisto, Carlo e tutti gli operai (ad una voce solenne). — Al lavoro!
Fine della commedia.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.