Egisto. — Meno male, e questo è facile.
Anna. — Non quanto credi. Tu non sai l'eloquenza che dà il bisogno e l'illusione a quella sorta d'uomini.
Egisto. — Ma se non me ne ha mai parlato!
Anna. — Te ne parlerà. Non hai notato lo sguardo che ti diede parlando col Faustini del capitale ad interesse onesto? Eccolo; entriamo nella tua camera; là vi dirò quanto deve fare ciascuno di noi.
Egisto. — Mi rincresce che troverete tutto in disordine.
Anna. — Si tratta appunto di disordine. (via dalla sinistra)
Egisto. — Coraggio, Agnese, siamo in tre! (le porge il braccio e s'avvia a sinistra)
Agnese. — Eppure, mentre obbedisco a mia madre senza fiatare, sento una voce che mi suggerisce, non di osteggiare il mio povero Carlo, ma di confortarlo.
Egisto. — Ma che ti gira? Se, dopo la mia invenzione, avessi ascoltato le voci, in casa non si mangerebbe altro che asparagi croccanti! Ma se Carlo non può proprio stare senza inventare qualche cosa, m'inventi degli altri figliuoli; saranno sempre più belli delle sue macchine.