INDICE
[NOTIZIA]
[ATTO PRIMO]
[ATTO SECONDO]
[ATTO TERZO]
[ATTO QUARTO]
CAPITALE E MANO D'OPERA
COMMEDIA IN QUATTRO ATTI.
NOTIZIA
Portare sul palco scenico la lotta così altamente drammatica e moderna fra i capitali dell'ingegno e del danaro e la mano d'opera, e trarne per conseguenza, senza danno dell'arte, non il troppo facile eccitamento all'odio ed alle rappresaglie cieche e selvaggie, ma il convincimento dell'inevitabile ed urgente necessità di armonizzare tutti gli interessi senza ferirne alcuno, non era, or sono sedici anni, cosa tanto agevole quanto possa ora supporre il lettore: la era anzi temeraria.
Tutti i comici hanno sempre avuto una dichiarata avversione per ogni lavoro che inspirandosi alla vita contemporanea, metta in iscena personaggi desunti dall'osservazione del popolo, per quanto questo sia l'unica sorgente sempre viva e feconda dell'originalità; e così l'autore della Quaderna di Nanni, fallitogli il tentativo di fondare con Raffaello Landini, uno dei più potenti comici ed intemerati galantuomini ch'egli abbia conosciuto nell'arte, un teatro popolare toscano, come Giovanni Toselli aveva fatto nel dialetto piemontese ed Angelo Morolin nel veneziano, s'era dovuto contentare, per farla battezzare dinanzi alla severa autorità del pubblico fiorentino, d'una compagnia di second'ordine. Buon per lui che la compagnia, per eccezione, era composta di attori volonterosi ed ordinati, e questo per attori italiani equivale sempre al dire capaci d'ogni più bello ed inatteso miracolo.
Per quest'altra, scritta allora appunto che ogni mente era affannosamente rivolta verso la Francia agonizzante in preda al delirio del vizio e della paura, aveva trovato di primo acchito il migliore di quanti capicomici abbia avuto l'Italia dopo Gustavo Modena: Luigi Bellotti-Bon, uomo di iniziativa se mai ce ne fu, sempre vago di novità ardite, largo dispensatore di benefizi e di incoraggiamenti, e grande raccoglitore, da ogni parte, di ingratitudini. Ma nè la sua autorità, nè l'esempio di due valorosi attori, Luigi Biagi ed Enrico Belli-Blanes, valsero a vincere nè la prima attrice ricusante la sua parte alla prima prova, nè altri che aveva chiaramente dimostrato di voler fare altrettanto quando non vi si fossero opposti i suoi obblighi più espliciti..... Erano tutti da compatire; s'era in piena fioritura di declamazioni sonanti e di cincischiature incipriate, e la stampa, meno pochissime eccezioni, non aveva ancora cercato di persuadere attori e pubblico che le scene popolari o rusticane possono senza sfregio di chicchessia passare, quando le anima l'arte, dai teatri minori ai maggiori: lo Zola aspetterà del resto altri dieci anni a muovere la sua campagna contro quel pasticcio di istrionismi e di luoghi comuni che è il teatro quando non rispecchia schiettamente la vita.