Egisto. — Quest'altra ci mancava ora!
Anna. — Quando si ha fede nella sollecitudine della madre, signora figliuola, non si cerca di più, si obbedisce...
Egisto. — E si sta tranquilla!
Agnese. — Ma io debbo pur sapere se faccio bene o male a trattarlo così; e finora, malgrado la fiducia che ho in te, il cuore mi dice che faccio male, e molto male!
Anna. — Senti, fratello, senti come mantiene le sue promesse?
Egisto. — Ma dille tutto una volta, che sia finita: era carità fiorita il tacerlo; ma dal momento che lo vuole, vuota il sacco, sorella!
Agnese. — Sono moglie e madre, e nessuna cosa che riguardi la famiglia mi deve essere ignota.
Anna. — Ebbene, poichè lo vuoi, sappi qual sorte attende gli uomini pari al tuo Carlo; sappi come è finito suo padre, e poi lagnati che io faccia il possibile per svegliare tuo marito da un sogno che finisce in modo tanto crudele! Tu hai sentito dire che nostro cugino Pietro Valori è morto vittima dello scoppio d'una caldaia a vapore della sua officina a Piombino.
Agnese. — So anche che tu lo assistesti pietosamente nei suoi ultimi momenti.
Anna. — Ora ti dirò ciò che non sai. Pietro era il babbo nato dei credenzoni. Per lui tutti galantuomini; e i galantuomini gli vendevano di nascosto il materiale, il carbone, gli utensili; lo screditavano sui mercati, lo minacciavano pei pagamenti, sia che fossero debitori o creditori. Volergli aprire gli occhi? Fiato sprecato. Ma un bel giorno, alla presentazione di alcune cambiali, dopo di aver telegrafato invano alle case di commercio con cui era in maggior relazione, si accorse di aver perduto quasi tutto il suo avere, peggio, di non aver più credito. Che cosa abbia allora sofferto, egli che non credeva al male, lo sa solo Iddio! E suo figlio era all'estero e noi a Livorno! Il disgraziato si senti perduto e solo; andò nell'officina mentre gli operai erano a desinare, e un'ora dopo era raccolto spirante sotto un mucchio di rovine!