Mart. (a Carlotta che vorrebbe provarsi con lui a mutare di posto lo scrittoio). — No, no; potreste farvi male, bella figliuola... Aspettiamo che arrivi qualcheduno dei miei compagni, e facciamo intanto quattro chiacchiere fra di noi due...
Carl. — (Sta a vedere che mi faccio un damo anche quassù). Che cosa mi volete dire?
Mart. — Sentite, Carlotta; nè io, nè voi siamo di questo paese... Tutti e due italiani, s'intende; ma nati in diverse nazioni... Ora ditemelo francamente, non vi piglia mai, con licenza parlando, quel certo male che si sente quando si è lontani di casa sua, la nostra... la strono... una parola che finisce in ia... Il capo-fabbrica l'aveva sempre in bocca!
Carl. — Ah! l'astronomia...
Mart. — Giusto l'astronomia.
Carl. — Il padrone ne parlava ieri a Cesarino. Sì, mi piglia qualche volta quando penso ai miei di casa.
Mart. — Ma se qui aveste una persona che senz'essere dei miei, di casa vostra, vi volesse bene...
Carl. — E se questa persona, con licenza parlando, foste voi, volete dire?
Mart. — Già; il male non vi sembrerebbe minore?
Carl. — Insomma, Martino, a farla corta, voi volete fare all'amore con me.