Voci (a sinistra fuori di scena). — Ohe, si va?
Carlo (come sopra). — Un momento; siamo in pochi.
Mart. — Padrone, son qua io! (corre via dalla sinistra rimboccandosi le maniche)
Carlo (come sopra). — Sotto le spalle tutti, su!
Voci (come sopra). — Su!. Issa!... Issa!... Ah!
SCENA III.
BOBI dal fondo senza vedere ORESTE che s'è messo a disegnare.
Bobi. — E pare che costì si lavori anche di festa, accidenti! e il medesimo toccherà anche a me se vorrò levarmi la fame. Se penso che potrei invece passarmela allegramente a Firenze col mio pan di ramerino bollente! Maledetto quel cavaliere che per quel pomo di mazza che io aveva trovato mi fece mangiare tanto riso e fagiuoli, come se trovare volesse dire restituire!... E ora che mi hanno dato l'aire, mi trovo senza il becco d'un quattrino. Il pomo è bell'e sfumato; già un pomo d'oro si mangia presto; e se stendo la mano dicendo: lo dà un soldino a questo povero disgraziato che esce adesso dall'ospedale? mi rispondono tutti: con quella faccia? va a lavorare, bighellone! Come se all'ospedale vi cambiassero la faccia!
Oreste (che da un pezzo osserva Bobi e lo riconosce, scende inosservato e gli chiude gli occhi con ambe le mani). — O Bobi!
Bobi (spaventato). — (Gente che mi conosce!) Non mi spaventate; esco ora dall'ospedale...