Oreste (lasciandolo). — Dall'ospedale?
Bobi. — Oreste? Ma non eri andato a Pistoia colla famiglia?
Oreste. — Sì, per fare l'ebanista; ma ho visto che la mia vocazione era per la meccanica, per il ferro. Lavorare il ferro è più bello; si sta al fuoco come i soldati, e c'è anche il suo pericolo come alla guerra... E poi che musica! Tan, tan tantantan!... Il maglio come un cannone: pun pun! Le macchine a vapore: rrrrrrrrrr... Invece uno stipettaio: pst... pst... fa pietà!!... (ritorna al suo posto) E ora s'impara il disegno noi!
Bobi. — Ognuno ha i suoi gusti; ma non stare a dir nulla di me... come se tu non m'avessi visto.
Oreste. — Che ho a dir io? Il babbo, quando venne a stare a Pistoia colla famiglia, non voleva neanche sentirvi nominare!
SCENA IV.
Dalla sinistra CENCIO e MARTINO. Detti.
Mart. — Cencio, portiamo più in là quel cancello.
Cencio. — Scrittoio, volete dire...
Mart. — Affare di pronunzia; ma vada pure per scrittoio... Diamine, come pesa! (a Bobi) Una mano, brav'uomo.