Carlo. — Condannato, come se parlaste d'una galera? Ma non sapete che mentre io potrei vivere con una certa agiatezza senza far nulla, mi alzo col sole per lavorare, e quando tramonta vorrei poterlo fermare come Giosuè per fare almeno un terzo di quello che mi sta qui?

Franc. — Padronissimo lei di fermare il sole, io di maledire il lavoro, spero!

Carlo. — Maledire il lavoro, l'unica cosa che faccia lieta la vita, che ripari la fatalità del nascer poveri, l'unica cosa che facendoci superiori alla materia ed al tempo, ci renda quasi eguali a Dio?! Oh no! È impossibile che egli cacciando il primo uomo dai paradiso terrestre, gli abbia detto: va, ti condanno a lavorare!... (mutando tuono, quasi commosso) No, no; ma va, disgraziato, e lavora, perchè col lavoro solo ti potrai consolare; col lavoro solo ti potrai rifare un paradiso!

Franc. — Senta; io sono venuto qui per offrirle il mio lavoro, ma glielo dico subito, non per discutere intorno a cose che non ci possono trovare d'accordo, e tanto meno poi per sentire delle prediche!

Carlo. — Io non predico, ma quando sento certe ragioni...

Franc. — Buone o cattive, non sono qui per venderle.

Carlo. — E chi vi dice che io voglia comprarle?

Franc. — Ma allora lei non capisce...

Carlo. — Non alzate la voce, che capisco, e capisco più di quello che vorrei.

Franc. — Si spieghi, si spieghi.