Faust. — Ma ha compreso bene che non usiamo che d'un diritto di rappresaglia?

Carlo. — Può essere; ma è impossibile che io la approvi.

Faust. — Ah! ricusa e disapprova per giunta? Allora non ne facciamo nulla neanche delle cambiali.

Carlo. — Come?

Faust. — Spero non pretenderà ch'io faccia un favore così grande a chi mi ricusa un favore così da poco!

Carlo. — Ma lei mi ha promesso!...

Faust. — Promesso, promesso, e sia pure, promesso; ebbene? Ora non voglio più. Io me ne rido dei suoi principii e delle sue teorie! Non sono mica un milionario io per avere tante fisime!

Carlo. — Dica piuttosto che lei ha promesso di accordarmi una dilazione dopo di aver indagato in quali ristrettezze io mi trovassi; e quando si è pensato di avermi legato mani e piedi alla sua discrezione, ha creduto di potermi far speculare sulla carne umana, sulla miseria! Ma che cosa ha trovato nella mia vita o sulla mia faccia che possa averlo incoraggiato a farmi una tale proposta?

Faust. — Se poi la piglia su questo tuono, caro lei...

Carlo. — Oh basta con questo caro! Faccio di cappello a tutti, ma non accordo la mia amicizia che alle persone provate che mi stanno pari nei sentimenti.