Carlo. — No, che non è così. Tu sei venuto qui con lei per farmi quella guerra muta, continua, implacabile, che è l'ostacolo più doloroso che io abbia incontrato nella mia vita; perchè la vostra cortesia viene dalle labbra e non dal cuore; perchè voi non sentite entusiasmo per nessuna cosa, per quanto possa esser bella e generosa; perchè in te, come in lei, tutto si riassume in una parola: egoismo; ma il peggio degli egoismi, l'egoismo gretto, beffardo, pedante!

Egisto. — Pedante? Andiamo via subito, o mi coglie un accidente!

Anna. — Sicuro che andiamo... Su, Agnese.

Agnese. — Carlo, per nostro figlio, se non per me, cedi!

Carlo. — No, no e no; non cederò che morto!

Anna. — Cederà quando non sarà più in tempo, come suo padre!

Carlo. — E sarò anch'io vittima del lavoro, ma non avrò ceduto!

Anna. — Ma che vittima del lavoro, vittima del fallimento, della disperazione...

Agnese. — Non è vero! non è vero!

Anna (seguitando). — Me lo disse lui spirando!