Bobi. — Come? Tu che fai il cavaliere tutto l'anno, ora hai lo stomaco di venirci a predicare il lavoro?
Egisto (intimorito). — No, no, vi faceva la commissione; ma poi per me lavorate, cantate, ballate, torna lo stesso... (Mi dà del tu; come finirà?)
Bobi. — Oh così sta bene! Ma già basta guardarti: con quella bella cera da frate priore, con quella pancia che pare un armadio da osteria, si capisce subito che non puoi aver simpatia per il lavoro! To', simpaticone, non so resistere al desiderio di abbracciarti!
Egisto. — Resistete, ve ne prego, resistete!
Bobi. — Nossignore, voglio levarmi il gusto di ballare una volta con un cavaliere... Musica!
(abbraccia Egisto per costringerlo a ballare: risate e chiasso in piazza, ma è l'affare di un istante)
SCENA X.
CARLO dalla destra. Detti.
Carlo. — Silenzio! (ad Egisto) Vattene. (Egisto esce dalla destra con premura) La campana è suonata da un pezzo, la macchina è accesa: a lavorare.
Bobi (s'avanza sfacciatamente verso Carlo, tenendo a sè dinanzi, come a difesa, or l'uno or l'altro dei compagni). — S'è finito di lavorare!