FRANCESCO dal fondo. Detto.

Carlo. — Voi qui? Questo è troppo!.. Io posso perdonare tutto all'ignoranza, ma a voi... Uscite subito!

Franc. — È da otto giorni che aspetto questo momento, e lei mi ascolterà!

Carlo. — Vedremo se in questa casa non sono più io il padrone!

Franc. — Può anche battermi, ma deve finire per ascoltarmi. Sì; l'ultima parola che lei mi disse fu un atroce insulto, e tanto più atroce, quanto non meritato... Mi lasci dire! Uscii dalla fabbrica cogli altri, cercai di stordirmi, di ubriacarmi — bisogna che le dica tutto — e respinsi per la prima volta dalle mie braccia la mia creatura e maltrattai Matilde! Da quel giorno non so che mi faccia; ma so che nulla può farmi dimenticare quelle sue parole che non lasciano nè pensare ad altro, nè dormire.... Io so bene chi mi sia a petto di lei; so anche meglio che se io le domandassi una soddisfazione, lei si metterebbe a ridere. Eppure io ne avrò una...

Carlo. — Vendicandovi.

Franc. — Già, vendicandomi; ma lo indovina lei come?

Carlo. — Col vendermi, se ancora non mi avete venduto, al Faustini.

Franc. — L'ho sempre detto che lei non mi conosceva e perciò non mi poteva stimare! No, signor cavaliere, benchè io sia senza pane, e lei non me ne possa dare, io non intendo la mia vendetta a questo modo; anzi, le giuro sul mio onore che ad ogni costo la sua invenzione non uscirà di qui.

Carlo. — Possibile?