Cat. — Ero venuta per inaffiare questi poveri fiori che Gaspare mi raccomandò tanto prima di partire.
Bern. — Già, già, i fiori!... (prende in mano la pistola) Chi è il matto che gli ha affidato un'arme come questa?
Cat. (volgendosi). — Per carità, è carica!
Bern. — Carica? (riponendo in fretta la pistola sul banco) E lui lascia in casa una pistola a sei colpi carica?
Cat. — Egli stava per andarla a provare nell'orto, e me ne aveva avvertita, quando gli arrivò quella lettera che lo invitava a recarsi subito in città... Io che mi trovava qui...
Bern. — Per caso...
Cat. — Già, perchè non era di là, gliela lessi... e allora, addio pistola! Ora tremava, ora rideva, e intanto gli venivano giù certi goccioloni così... Poveretto, è da compatire: si tratta forse di conoscere i suoi parenti.
Bern. — Dio sa che roba, poichè hanno aspettato ventitrè anni a ricordarsi di lui!
Cat. — Chi può sapere se non c'è stata qualche fatalità di mezzo? Se dai sentimenti del figliuolo si potessero arguire quelli dei suoi genitori, io avrei ragione di sperare una bella riparazione... Ma Gaspare era tanto fuori di sè dalla gioia, che appena si fu un po' riavuto, infilò la meglio giacca, prese il bastone, e via! Ma ora che mi ricordo; se l'avete visto anche voi, quando attraversò la piazza seguito dai soliti monellacci, senza darsene per inteso, anzi ridendo, come non aveva mai fatto per lo innanzi!
Bern. — Si, io mi trovava al caffè cogli amici... I monelli, scimmiottando d'essere sciancati come lui e strombettando una marcia alla bersagliera, se lo presero in mezzo, e marche! lo avvolsero in un tale nuvolone di polvere che deve esser giunto alla città più infarinato d'un sacco in molino! Ah! ah! ah!