Cat. — Ma lasciate stare quella pistola...

Bern. — Non dubitate: mi sta troppo a cuore vivere con voi, e per voi... Uh cara!... Spicciatevi a sposarmi... o io ve la faccio a voi l'ultima burletta!

Cat. — Matto! (via dalla destra)

Bern. (mandandole dei baci). — Matto! mattone! mattissimo! — Ah! Ah! Tu hai un bel dire, ma se Bernardetto è riuscito a far breccia nel tuo cuore, nel cuore d'una ragazza buona come il pane, bella come un fiore, e ciò che non guasta nulla nell'anno di poca grazia in cui mi trovo, ricca come un tesoro, è perchè sono un giovane allegro, che tutti i giorni ne sa inventare una per far dimenticare agli altri le tasse e a me... che non ho più da pagarne! Ma, a proposito, moriva dalla voglia di leggere la lettera che mi scrive dalla città l'amico Roberto... (trae di tasca una lettera suggellata) anche lui della confraternita del buon umore. Ho fatto bene a tenermela in tasca, chè se Caterina si avvedeva della cosa! mandava a monte la farsa. Ma sentiamo come è andata. (legge) «Carissimo amico — Il tuo raccomandato mi è arrivato ieri sera mentre io mi trovava a cena alla Corona di Spagna, secondo le nostre intelligenze — Bravo! — Sebbene non fosse prestabilito, ho avuto carità d'un povero diavolo che aveva fatto venticinque miglia a piedi, e gli ho fatto dare da cena — Benone! — Quando ebbe mangiato e bevuto, gli ho fatto intendere con gran mistero che io era incaricato da persone che ad ogni costo volevano rimanere incognite, di fargli noto che se dichiarava di rinunziare per sempre alla ricerca dei suoi parenti, questi gli avrebbero fatto pagare per tutto il tempo della sua vita cinquecento lire al mese. Per far corto, ti dirò che il tuo imbecille è caduto pienamente nella ragna; ma che mi ci volle del buono e del bello per rimetterlo in istato di ritornare a casa colla diligenza, di cui gli ho pagato un posto perchè non avesse da cambiare i biglietti. — Bravissimo; io non ci aveva pensato — Anzi, a dirti tutta intiera la verità, sono stato lì lì per isvelargli la burla, tale e tanta è stata l'impressione che mi ha fatto il suo stato... A rivederci alle tue nozze e credimi, ecc.» Ma che impressione! Se tu sei di fibra tenera non sarai mai capace di condurre a fondo una bella burla coi fiocchi, amico mio! Ma già egli non riflette, come Caterina, che se il ridere è quello che distingue l'uomo dalle bestie, per far rider l'uomo necessariamente la natura ha dovuto inventare la classe benemerita degli uomini ridicoli! Che colpa ho io se quando vedo Scarabocchio mi dimentico subito che ci sono dei creditori? A proposito, ne ho uno che è gobbo... Un giorno, il giorno della sua festa, scrissi una circolare a nome suo a tutti i gobbi che c'è a tre miglia attorno, con invito a pranzo, adattando bene inteso i pretesti alle persone... Non ne mancò uno!... E io cogli amici in istrada a vederli arrivare all'ora fissata, picchiare, entrare, e poi uscire furibondi... Che risate! Ma di siffatte burle, ora non mi degno più: ora mi occupo delle mistificazioni colossali, machiavelliche, infernali! Ma per riuscire che potenza di calcolo! Che previdenza! Preveder tutto e non dare a veder nulla, conservando l'aria del più perfetto minchione di questo mondo, ma colla coscienza di fare anche onore più che non si pensi al paese... Sissignore, onore! perchè i forestieri che vengono a visitarci, vedendo che tutti ridono, scrivono a casa loro: gli abitanti di questo paese sono tutti di buon umore; dunque godono tutti buona salute, dunque hanno tutti quattrini in abbondanza, e governo e pappa a buon mercato; dunque questo è il paese più florido, felice e potente del mondo! (chiasso di fuori, urli, fischi ed applausi; si sente mettere in fretta una chiave nella toppa della porta di mezzo) Fischiano! È lui! (si nasconde dietro il fucinale)

SCENA III.

GASPARE dal fondo, con premura. Appena entrato si rivolge a parlare verso la strada, non tenendo fuori della porta che il capo. Detto.

Gasp. — Fischiate, figliuoli, fischiate pure; ma per l'ultima volta, poichè il vostro bel divertimento è finito per sempre! (chiude in fretta la porta e va a sedere sopra la seggiola accosto al tavolo a destra) Miserabili quasi quanto me, e pur sì feroci nel deridermi! La colpa è anzitutto dei parenti che non vi dànno buon esempio, e poi delle autorità che tollerano, loro così permalose, che si insulti una creatura che non fa male a nessuno... Ma non pensiamo più al passato; l'avvenire è mio! che dico, il presente! Essa è in casa... ho sentito la sua voce dalla piazza... mai mi parve così dolce e cara! O povero me, come il sangue mi corre al capo! Sono sfinito dalla fatica e pure non riesco a calmarmi... Lo credo io! comincio ora a vivere!

Bern. (che frattanto gli si è avvicinato sulla punta dei piedi non sentito e non visto, gli pone le mani sugli occhi standogli dietro)

Gasp. — Ah! — Chi è? — Siete voi, Caterina? (toccando le mani di Bernardetto) No... Avete le mani troppo grosse voi! Siete Bernardetto.

Bern. — Bravo, hai indovinato.