Gasp. — No! No!

Bern. — Allora ogni due anni? È sempre una bella fortuna!

Gasp. — Oh sì... ma di questi biglietti io ne avrò cinque ogni... mese!

Bern. — Ogni mese?

Gasp. (esaltandosi). — Sì, cinquecento lire, sì cento scudi al mese a me, che non arrivavo mai a mettere assieme in un anno due soldi! Dei soldi ora? Dieci mila soldi al mese ora! A palate i quattrini! A staia! A sacca! — Oh! perdonatemi, Bernardo, questo trasporto; ho sofferto tanto! E pigliate, pigliatene uno, due, quanti volete, per la mia riconoscenza!

Bern. — Sei matto? Se accettassi, non sarei così contento di quello che ho fatto..... Basta, ti dico! E poi che maniera è questa, appena hai quattro soldi, volerli buttar via a diritta ed a sinistra, anche a chi non ne ha bisogno? Pensa piuttosto al tuo.

Gasp. — C'ho già pensato. Prima pago alla Caterina il fitto di cinque anni per questa stanza, e poi vado dal sindaco a domandargli quanto costerebbe levare dalla strada tutti quei monellacci...

Bern. — Te lo dico io: tre soldi, quanto costa un bastone!

Gasp. — No! voglio che li mandino a scuola, e la scuola la pagherò io.

Bern. — Ti piglieranno a sassate alla sortita. E il resto?