Pier. — Il figliuolo d'un bravo maestro di musica...

Batt. (traendo fuori le saccoccie vuote delle brache). — Si vede.

Pier. — E non vi vergognate di fare il servitore per nulla?

Batt. — Coll'avvocato, punto.

Pier. — E senza un soldo, senza una speranza, volete rimanere?

Batt. — Finchè vive, sì.

Pier. — E dite che mi volete bene, che volete sposarmi?

Batt. — Nulla di più vero!

Pier. — E allora bisogna dire che vi gira?

Batt. — Per girare, a questi lumi di luna, gli è un bel giramento... Ma poichè l'ho da dire, state a sentire perchè credo mio dovere restare. Io non sono solamente il più bel figliuolo — unico — del maestro Battistino Stuck — nella mia famiglia di padre in figlio non si è meno Battistini che Stucchi — e il nostro primogenito sarà tanto Stucco anche lui quanto Battistino — ma sono anche un discreto attore di quella Commedia italiana dell'arte che maestra di intreccio e di dialogo allo stesso Molière, ha divertito per tre secoli tutta Europa, facendola ridere di quelle belle risate che scaricano il fegato ed alleggeriscono la milza; perchè a tenere il pubblico allegro noi non si recitava soltanto, non si inventavano soltanto lì per lì le più matte stramberie, le più piccanti risposte; ma, se faceva bisogno, si cantava e si suonava e si ballava, e si facevano giochi di agilità e di destrezza, senz'aiuto di poeta e di rammentatore, mostrando così ognuno di noi quant'era capace e spiritoso.