Chén. (interrompendo). — E ora è un pretesto, e perciò il ministro Dumoriez ha cominciato col dichiarare la guerra al Piemonte, ordinando all'esercito d'invadere senz'altro la Savoia.

Gold. — Ma questa è una vera prepotenza a cui spero che i Piemontesi sapranno resistere!

Chén. — Che cosa vuoi che facciano contro la Francia?

Gold. — Oh per questo non sarebbe mica la prima volta!

Chén. — No certo; ma se è con queste idee che credi di conquistare la grazia dell'Assemblea, ti sbagli!

Gold. — Ma io domando un atto di giustizia e non una grazia, e se non me lo fa l'Assemblea, sono uomo da andare dritto dal Re alle Tuileries!

Chén. — Alle Tuileries! Ma ora non è più col Re, è coll'Assemblea, è colla rivoluzione che bisogna trattare!

Gold. — Allora con quella masnada di assassini che opprime Parigi!

Chén. — Ma a che serve dire che la rivoluzione non è più che lo sfogo d'ogni più feroce libidine, che ogni libertà è ora sopraffatta dalla brutalità furiosa e selvaggia della plebe, se è con coteste furie ubriache di vino e di sangue che bisogna fare i conti!

Gold. — E sia; ma perchè l'aspirazione suprema di tutti gli uomini onesti ed intelligenti, la libertà e l'uguaglianza nel diritto e nel dovere, deve cedere il posto agli apostoli dell'incendio, del saccheggio e della strage?