Fior. — Allora... quando non avrete più la vostra Maria, e la vostra figliuola sarà disgraziata per sempre... che cosa ne farete della vostra ricchezza?

Nanni (stizzito). — Ma guarda: per fare il loro bene mi squattrino, e loro si ostinano a non volere capir nulla!... Vado via, chè se resto ne dico più che non ne vorreste sentire!

Maria. — Nanni, per carità!

Nanni. — Ma che carità, che Nanni! Aria! aria! E quando qui e quando là..... Quando sarai morta, amen, ne sposerò un'altra! (esce dal fondo brontolando).

Fior. — Babbo! — Oh! mai più sarà contento Andrea che il suo figliuolo mi sposi!

Maria. — Speriamo ch'egli non sappia nulla... Di', Fiorenza, io salgo su da quei pigionali...

Fior. — Domando io come si fa a lavorare con queste spine nel cuore, come si fa a cucire quando si hanno gli occhi gonfi dall'aver pianto! Andrea mi raccomandò questo lavoro... lo aspettano in bottega... Ma pure, aspetta... verrò con te a darti una mano.

Maria. — No, lascia stare... andrò a dire che per oggi mi scusino... Oh che vita. Vergine santa! (via dal fondo).

Fior. (si asciuga gli occhi e si pone a lavorare). — Ho le mani intirizzite dal freddo e lo scaldino è spento... Chi ti avrebbe detto, Fiorenza, quando eri colla zia che avresti dovuto mangiare di questo pane con tuo padre?... Ma se Andrea che è così contento del mio lavoro mi desse per marito il suo Luigi, con lui non avrei certo mai a patire questi guai! Non ha che il vizio di fumare... ma lavora tanto! E poi mi dice che i sigari sono sempre più cattivi... Tanto meglio, dico io, così smetterà più presto... A proposito di fumare, quel signore che sta sul canto della strada, e che quando esco di casa ed alzo gli occhi, lo vedo sempre là dietro le invetriate che fuma e mi saluta..... scommetto che era lui quello che mentre svoltava stamane il canto della strada mi ha detto: addio, angiolo del mio paradiso! Se è lui, se crede di farmi piacere, si sbaglia; preferisco il mio purgatorio... Ah! se fosse Luigi... allora sì che lo capirei il paradiso!

SCENA V.