Maria. — Tu sacrifichi te e noi, perchè con quello che possiamo guadagnare, avremmo tanto da campare discretamente ed onoratamente...
Nanni. — O cos'è questo onoratamente, signora avvocatessa? Che faccio del torto a qualcheduno io?
Maria. — A te e a noi!
Fior. — Sicuro!
Nanni. — Oh! sentiamo anche la figliuola ora!
Fior. — Ma credi tu che io non sappia che non c'è più una bottega in tutto il borgo in cui possiamo trovare una libbra di riso a credito? Credi che non sappia che quel po' di roba che t'ha portato la mamma, è tutta al Monte di pietà? Non sai che la tua figliuola non può passare una volta dinanzi a certe botteghe senza sentir parole che le fanno fare il viso rosso dalla vergogna?... Oh! se tu non facessi soffrire che me, io non mi lagnerei; sono giovane, ho coraggio, ho fede... Ma la mamma! Sentile un po' le mani... ha la febbre addosso! (moto di Nanni) e tu mi parli di non fare torto a nessuno!
Nanni (confuso). — Sta zitta! sta zitta! (chiamandola a sè con un certo mistero). Gli è sabato, sai, oggi? E io ho giuocato certi numeri... ma che numeri! Tutti cabalati! E che cabala! E son cinque, nientemeno! Senti che bei numeri: 13, 33, 55, 90, 81... Eh? Tu vedrai se non escono tutti! To'... o che non ho a vincere anch'io una volta?
Fior. — Dio! Dio! questa speranza sarà la nostra rovina!
Nanni. — Ma che rovina! Dio volesse fossi ancora a tempo a rovinarmi! Ma siamo rovinati di già, e appunto per questo non voglio rinunziare alla sola speranza che ci può arricchire. Oh sono tanti, tanti anni che l'aspetto questa fortuna! Un giorno viene a tutti grande o piccina, a chi ha costanza; e non verrà a me, proprio perchè sono Nanni? Ma allora lassù non ci sarebbe più senso comune!
Maria. — Tu mi farai prima morire di crepacuore!