Fior. — Oh sì!... sarò felice... ne ho tanto bisogno! Ma lasciatemi finire questo lavoro... ancora due punti... (O la mia povera mamma, come sarai consolata!)... Vedete, colla macchina questa sorta di lavori si fanno con un terzo di tempo, e anche più regolari...
Luigi. — (Quanto sono fortunato! una ragazza come questa, no, nemmeno a farla apposta!)
Fior. — Ecco il lavoro bell'e finito... Aiutatemi a piegarle... Luigi, queto, veh! e facciamo le cose per bene... Ora, aspettate un momento, che vostro padre non trovi almeno la casa in disordine... La nostra, se Dio vuole, sarà ben diversa... Ma voi, quando sarete mio marito, mi vorrete sempre bene?
Luigi. — Se vi vorrò bene? O che si può smettere quando si è cominciato a volervene?
Fior. — Eppure io so di certa gente che s'è sposata per amore, e poi... e poi... È vero che la miseria spiega molte cose!
Luigi. — Brava, e le scusa. Ma fra i ricchi non c'è scusa quando non sono d'accordo. Guardate queste tende: sono per una coppia di questo genere: il marito da una parte e la signora dall'altra... Ma perchè? Il marito è un poco di buono, la moglie leggerina come il sughero... Ma noi non saremo così, perchè ci vogliamo di quel bene che è come il vino buono; invecchia, ma più invecchia e meglio diventa!
Fior. (ridendo). — Allora io voglio che campiamo fino a cent'anni.
Luigi. — Ed io a cent'anni troverò ancora una parola per dirvi che siete tutto il mio amore!
Fior. (porgendogli la destra). — Dio vi ascolti!