Nanni. — Accidenti anche a te! Ma venga; mi trova disposto a riceverlo! S'io avessi lavorato tutte le ore che mi ha fatto perdere quel poltrone, non sarei ridotto a questo punto (si pone al deschetto e lavora).

Bobi. — Ohe! Nanni, gran novità, sai!

Nanni (senza badargli seguita a lavorare).

Bobi. — Ti ricordi, Cecco l'arrotino? Ebbene, venerdì scorso, mentre stava cenando, che è, che non è, sua moglie gli casca fredda stecchita in terra! Ma guarda che cosa vuol dire nascere colla camicia! Un altro intanto si sarebbe disperato o sarebbe andato all'osteria... lui invece va dritto al botteghino del lotto e gioca il numero del colpo, l'età della moglie e il giorno della sua morte. Ma o fosse stralunato da quel che era successo o pensasse troppo alla vincita, fatto sta che invece di dare al botteghino un cavurrino, gli lascia bell'e intero un foglio da venti, e il Ricevitore gli mette un biglietto da venti sul terno.

Nanni (crolla le spalle, ma rallenta il lavoro). — Me ne importa assai!

Bobi. — Il giorno dopo, sabato, Cecco guarda la polizza e s'accorge soltanto allora di aver giocato venti lire!... Spaventato, corre qua e là per trovare qualcheduno che glie la pigliasse; ma sì! ebbe un bel cercare, non la potè vendere a nessun prezzo... Figurati come si limava dentro! Ma qui viene il buono: all'ora dell'estrazione va in piazza, e...

Nanni. — Eh?...

Bobi. — Vede tirar fuori uno dopo l'altro i suoi tre numeri!

Nanni. — Gesummaria!... Ma che me ne importa? Tanto io non gioco più (si rimette a lavorare).

Bobi. — A me lo vuoi dare ad intendere? Sai quanto ha vinto l'arrotino?