Fior. — Non vi posso nascondere che sto in una certa apprensione: ha un certo modo di guardarmi quel signore!
Nanni. — Sguardo da cavaliere!
Maria. — Ah! un'idea... aspetta... Sai, la merciaia? lei conosce mezza la città e mi saprà dire, non dubitare, se sono o no gente di garbo... O poveretta me, appena mi reggo ritta... e che brividi... con quel vento strapazzone!
Fior. (aiutandola a coprirsi). — Par fatto apposta... Coraggio, mamma! (Maria esce dal fondo). Sei contento ora, babbo?
Nanni. — Ed io contenterò anche te... Già, giocare non gioco più, te lo giuro. Tu ricordati intanto di mandar giù di cucina il più che potrai. È l'appetito che ci fa rabbiosi, sai: manda giù della roba che ci faccia la bocca dolce e poi vedrai!
Fior. — Vado a mettere insieme quel po' di biancheria... Ah! purchè Luigi sia contento! (via dalla destra).
Nanni. — Oh perchè non ha da essere contento anche lui? Trenta lire al mese; poco alla volta si paga la pigione, si leva dal Monte la nostra roba. Io, un paio di lire e anche tre al giorno me le guadagno... perchè se una volta con una lira codina si desinava, bisogna anche dire che a guadagnarla ci voleva poco meno che la giornata... Oreste se lo piglia Andrea; la mia Maria appena vede le cose avviate un po' per bene, la guarisce subito, e lavora e guadagna anche lei. E io moriva di fame! Ah! maledetto sia il giorno in cui mi ficcai in testa quel gioco scellerato!
SCENA VII.
BOBI dal fondo, col solito paniere. Detto.
Bobi (fuori di scena). — Bollente!