Andr. — Fiorenza, voi avete un bel cuore e una buona testa! Siete pronte?

Fior. — Non ho più nulla, io.

Oreste. — O che saranno di moda a Pistoia questi?

(mostra inginocchiato un paio di calzoni rattoppati che ha tolto dall'armadio e sta per involgere nella pezzuola che ha disteso sul pavimento, con altri stracci e scarpe rotte).

Luigi (viene dal fondo a posare due involti sul deschetto). — È stato fatto subito: se la intenderanno con voi tutti e due.

Andr. — Bene, bene. Fiorenza, ciò che desideravate è lì sul bischetto.

Fior. (ad Andrea). — Grazie per noi e per lui, e possano ricordargli la sua famiglia ed inspirargli il bisogno del nostro amore! (Resterà solo, poveretto! abbandonato a sè... Se io rimanessi? — Ma la mamma!... Oh! mi sento spezzare il cuore!) (colpi di frusta al di fuori)

Andr. — Andiamo via subito: ecco il legno.

Oreste. — (Ma se il babbo vincesse, io non avrei più ad imparare un mestiere.....) Andrea, io voglio troppo bene al babbo per lasciarlo, e poi non ho gusto io ad andare in montagna coi passerotti!

Andr. — Coi ragazzi che vogliono fare i cattivi, io faccio così... (lo piglia per un orecchio) lesto a cassetta subito!