La Rocciamelone chiese la parola per la Rosa immacolata.

— Immacolata! mormorò ironicamente la Jungfrau..... e Saussure, e Vincent, e Zumstein, e il prete Gnifetti li conta per nulla?

— Facciamo osservare alla maligna Jungfrau che non tutte le cinque foglie vennero tocche.

— Cessate, rituonò il Bianco, la ridicola questione. I Romani ci rispettarono con religiosa temenza, e questi vanerelli d'un secolo impertinente osano contaminarci le candide stole! Ma a che ragunammo questo onorando consesso? Per lagnarci delle clamidi insudiciate? Vi cruccia lieve offesa quando vedete in noi bollire una fiera passione? Se non vi talenta sentirvi prudere le membra da quest'insetti, inghiottiteli nelle pieghe de' vostri manti. Mi lagno forse io? La sventura del Cenisio è sventura che a noi tutti sovrasta. L'umana famiglia minaccia di ridersi di noi, di attraversarci in ogni guisa sotto mille pretesti. Confortiamo il Cenisio, e troviamo modo d'impedire tanta ingiuria.

Il Bianco stese una mano al Cenisio — a cui mancavano per conforto anche le salmodie della Novalesa; — commosso dalla regale degnazione, svenne in braccio all'Iserano. Lo Stock corse lesto in suo soccorso. Alle lamentevoli grida del vegliardo, alle parole del Bianco erano accorse attorno attorno quant'Alpi regnano dal Simmering al Tenda.

Aperto il parlamento dal monte Bianco, considerato il caso esposto — per un fatto personale — dallo stesso Cenisio, parlarono uno dopo l'altro e sovente anche due o tre alla volta — tacevano da tanto tempo!

Il Cenisio propose di sloggiare dall'Italia, terra ingrata per eccellenza alle Alpi; il Cervino, ponderato l'irresistibile amore al paese, propose di congiungersi tutte in sì orrenda maniera che nessun passo si aprisse. Un viva — a gran maggioranza — accolse il singolare progetto. Senonchè al punto di passare allo scrutinio, il Viso chiese la parola con voce, che fu sentita quasi nota fuori di chiave.

Il Viso — siede a sinistra — educato a metà in Francia, tutto pieno d'idee cosmopolitiche e fors'anco perchè nessuno gli aveva sfiorato la pelle, cominciò a sfoderarne delle nuovissime sulla bella tendenza degli uomini ad unificarsi — parlò dell'abolizione dei neri, dei doganieri, dell'emancipazione della donna e di altre cose, che colorando le Alpi come i più cocciuti nemici della fratellanza universale loro minacciano più che mai la sorte d'essere traforate e affettate — e finì con tanta eloquenza per proporre ognuno si togliesse in pace il suo destino in grazia del progresso dei tempi, con tanta eloquenza che i venerandi oratori, ritornati al loro posto, ricominciarono a russare saporitamente.

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V. Confini della valle — Le case, il desco, l'abito, il commercio, l'agricoltura.