Pervenuto al vertice, m'inginocchiai riverente per salutare quel paese che amo senza conoscere, e con tutte le facoltà dell'animo mio, dissi:
«T'amo, perchè io so da lunga pezza che noi abbiamo saldato ogni partita per l'antica ruggine coi Romani; perchè comprendo che se tu non vieni a noi col perdono sulle labbra, gli è che le ferite non sono ancora rimarginate — t'amo e mi auguro di vedere la mia patria stretta con fratellevoli nodi a te, che tutti i nostri bardi cantarono con esultanza, e che la sola tirannìa ed i suoi odii feroci ne hanno fatto sprezzare e combattere come maledetta.»
Profondo silenzio regnava attorno. Sospeso fra terra e cielo, quella m'incantava, questo mi rapiva....... Le fronti delle Alpi corruscavano; i loro manti erano agitati; il cervello del Griesberg su cui posava era palpitante: dal rododendro esalavano inebbrianti profumi; in ampi circoli le aquile si libravano nell'aria; i tordi montani cominciavano a cinguettare misteriose note di amore, mentre il vento susurrava i pastorali accenti del ranz des-vaches... Era allucinato?
Le nebbie, in cui i monti si avvolgevano, sfumarono; la luce innondò da capo a piedi quei giganti che s'avanzavano, oh meraviglia! da ogni parte attorno al Griesberg, come a parlamento — forse per ingannare la noia secolare.
— Dunque noi che ardimmo scalare il cielo saremo turbati nella pace del nostro sepolcro da questi embrioni superbi?
— O Grimsel, le parole che tu soffi, eruttando fumo e faville per lo sdegno della tua maestà conculcata, trovano nella mia anima una clamorosa eco. Sì, non vogliamo essere manomessi dall'uomo, o per la morte come i Diablerets mi sfascierò sopra di esso!
— Meglio così, caro Firsteraarhorn, disse arrossando la Jungfrau pudica, che io non vedrei più questi nani insolenti arrampicarsi sul mio petto per baciare quella fronte che la sola bufera aveva per tanti secoli tôcca. O meglio un fulmine mi scaraventasse giù nelle valli, che gl'inverecondi baci di questi uccelli spennati!... Ahi! dove il mio verginal candore?
Un'orrenda voce di scherno tuonò:
— Gran cosa in verità! Quanto volonteroso io non mi torrei i baci, di cui fai sì grande scalpore, quando tu volessi scambiarli coll'atroce ferita, che mi aprono nel bel mezzo del corpo... A me che pure tanto li amai da nascondere la face che alta portava sul capo; ma guai a loro se io riapro il varco al torrente di fuoco, che m'arde e rugge in petto!
— Infelice Cenisio, che sarebbe degli sciagurati senza di noi? Chi loro feconderebbe la terra coi fiumi e temprerebbe l'aria coi venti?